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Tagliani: «Poste chiuse? Porto il caso in Consiglio»

Tagliani: «Poste chiuse? Porto il caso in Consiglio»

La questione è già stata messa all’ordine del giorno della prossima seduta. Il punto sarà fatto insieme ai sindaci dei territori interessati dalle chiusure: quattro uffici a rischio

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Dopo la scure che si è abbattuta nel 2012 su vari uffici postali che sono stati chiusi, ricordiamo Marrara, Momestirolo, Monticelli, Ospital Monacale, Saletta e Vasccolino, Poste Italiane ci riprova ancora. Pessime le notizie che arrivano da Bologna il responsabile delle relazioni infustriali, Anna Bucci ed il responsabile delle risorse umane, Giorgio Tovoli, hanno incontrato i sindacati regionali di Cisl-SlSlp; Cgil-Slc; Uil-Poste; Ugl; Sailp e Failp In Emilia-Romagna sarebbero 47 gli uffici postali a rischio chiusura di cui quattro nel Ferrarese e diversi interessati a processi di razionalizzazione di cui tre in provincia di Ferrara. Molto preoccupato Tiziano Tagliani nella duplice veste di presidente della Provincia e di sindaco del Comune di Ferrara. «Apprendo dalla stampa, senza essere stato in precedenza interpellato, dell’intenzione delle Poste di chiudere altri uffici postali nel territorio ferrarese, dopo la razionalizzazione dei servizi avvenuta nel 2012. Credo rientri nelle prerogativa istituzionali della Provincia interessarsi della rete complessiva dei servizi sul territorio offerti ai cittadini e perciò ho deciso di inserire il tema nell’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio provinciale per verificare nel dettaglio la situazione e le reali intenzioni di Poste Italiane».

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«Se il piano industriale annunciato da Poste Italiane, ufficialmente a dicembre, sta iniziando la sua declinazione partendo dalla chiusura degli uffici postali allora, a prima vista, non è per nulla condivisibile». Esordisce così Giuseppe Tagliavia, segretario provinciale Slp Cisl di Ferrara puntualizzando come l’idea di Poste Italiane di prevedere tra le prime azioni del piano d’impresa l’ennesima falciatura degli uffici postali su tutto il territorio nazionale, suscita preoccupazione e grosse perplessità. «Solltanto nella nostra regione - continua il sindacalista - è prevista la chiusura di 53 uffici postali (altri numeri parlano di 47 uffici ndr.) e la razionalizzazione di altri 34 ed in particolare nella nostra provincia viene chiesto un contributo notevole se si pensa che l’azienda ha intenzione di chiudere ben 7 uffici (altri numeri parlano di 4 ndr.) e ridurre l’apertura al pubblico i altri tre. Sui tagli degli uffici nel Ferrarese alcuni aspetti ci sono chiari e li evidenziamo sin da subito - conclude Tagliavia - nessuna condivisione sulle azioni che creano disagi alla clientela delle aree più svantaggiate ma, soprattutto, netta contrarietà alle scelte di Poste Italiane che nascondono il tentativo di sanare l’annosa questione della carenza di personale di sportelleria specie se consideriamo che nella nostra provincia questo tema, proprio di recente, è stato oggetto (insieme alla Scl-Cgil di Ferrara) di una vertenza che non è stata per nulla archiviata». Va giù duro Glauco Melandri Cgil-Slc. «Abbiamo aperto un conflitto di lavoro con Poste Italiane in quanto lamentiamo una carenza di dipendenti negli uffici di Ferrara e provincia. Avevamo aperto un conflitto provinciale in ottobre dello scorso anno senza ottenere risposte. La situazione si è aggravata a inizio 2015 causa pensionamenti, esodi incentivati, mobilità volontarie e la situazione si è fatta pesante. Con la legge di stabilità è diminuita l’erogazione di fondi a Poste Italiane sul contratto di programma per dare la garanzia del servizio universale dando la possibilità di rimodulare il servizio ad esempio a giorni alterni. A fronte di questo piano industriale vogliamo capire quanti dipendenti rimarranno e le ricadute sulle condizioni di lavoro. Il giudizio finora è sospeso».

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