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Camorra, Argenta adesso si interroga

Camorra, Argenta adesso si interroga

Il sequestro degli immobili è arrivato a sette mesi di distanza da un’altra vicenda che coinvolgeva i Casalesi

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Il sequestro di 36 immobili è scattato a San Nicolò d’Argenta, perchè il proprietario, Francesco Manzo, salernitano residente a Padova, è ritenuto in odor di camorra, legato ai clan che riciclano denaro sporco investendo in complessi immobiliari in tutta Italia; ma non è una novità per l’Argentano.

L’anno scorso un altro caso vide nel mirino del Gico della Finanza un complesso immobiliare con quattordici appartamenti costruito in sub appalto nell’Argentano: era il giugno 2014 quando i finanzieri arrestarono Angelico Ardente, 44 anni originario di Caserta, residente a Poggio Renatico e e titolare della impresa edile Angelica, che realizzò il complesso e secondo gli investigatori della guardia di finanza utilizzando soldi della camorra.

La vicenda occupò le cronache locali e anche allora vi furono le reazioni politiche di chi chiedeva lumi, ragguagli sulla presenza (molto discreta visto che nessuno conosce Francesco Manzo e nessuno sa delle sue proprietà ad Argenta, così come è accaduto per l’altro episodio, appena sette mesi fa).

Ma chi è Francesco Manzo? E’ un uomo di 70 anni che vive nel grattacielo di Padova, zona stazione, in cui gli hanno sequestrato 40 appartamenti all’interno nel blitz dei giorni scorsi, della Procura antimafia di Venezia e Padova.

Un uomo che avrebbe manovrato conti, soldi e uomini fino a racimolare 130 milioni di euro: ma come ha riferito il Corriere Veneto che lo ha intervistato, Manzo è assolutamente sereno non si scompone di fronte al sequestro e già pensa a difendersi. Anche per dimostrate la assoluta provenienza lecita degli immobili di San Nicolò.

«Io non c’entro nulla con tutta questa storia della camorra, siete voi (inquirenti e gioanlisti, ndr) che ogni volta che vedete un meridionale pensate alla mafia, sono solo un imprenditore che lotta con la crisi» ha detto con molta serenità,

Al rilievo che, lui è in prova ai servizi sociali per guai del passato, ha spiegato che «le società mica sono mie, sono di mio figlio, di mio cognato».

Da tempo l’uomo è nel mirino degli inquirenti veneti. E sebbene dichiari appena 15mila euro l’anno gli contestano di aver un patrimonio di 130 milioni di euro: «Io ho solo fatto il mio mestiere, io non ho tutti quei soldi che dicono i carabinieri, si saranno sbagliati, ho fatto affari in modo lecito, abbiamo fatto mutui e investimenti, ora le cose vanno male e se la prendono con me».

Ora dovrà chiarire tutto, agli inquirenti. Mentre, indirettamente qui a Ferrara in tanti si preprano a chieder conto su quegli immobili, in via Ferrucio Parri, in odor di camorra.

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