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Chiusura uffici postali I sindaci sulle barricate

di Maurizio Barbieri
Chiusura uffici postali I sindaci sulle barricate

Stigmatizzata la decisione dell’azienda. Azione corale dei primi cittadini Mobilitazione in vista per tentare di scongiurare i tagli che sono stati previsti

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MASI SAN GIACOMO. La decisione di Poste Italiane di chiudere almeno quattro uffici postali e razionalizzarne altri sta provocando la vivace reazione dei vari sindaci. Tutti si sono detti contrati al solito metodo utilizzato da Poste Italiane di informare le amministrazioni locali a cose fatte. Tutti si dicono pronti alla mobilitazione nel tentativo di salvare il salvabile. «La notizia ci è giunta venerdì a mezzogiorno - afferma Riccardo Bizzarri sindaco di Masi Torello nel cui comune ricade l’ufficio postale di Masi San Giacomo che Poste Italiane vuole tagliare. Purtroppo Poste Italiane ne fa una questione di profitto. Faremo di tutto per scongiurare la chiusura. Ricordo che i locali dove si trova l’ufficio postale appartengono ad un privato ma come Comune contribuiamo al pagamento nella misura del 50%. Cercheremo un confronto con l’Ente».

«Ho appreso formalmente giovedì la decisione da parte di Poste Italiane di chiudere l’ufficio di Montesanto - spiega Chiara Cavicchi, sindaco di Voghiera - ho già chiesto un incontro con la direzione di Poste Italiane. Tutto quello che si potrà fare per scongiurare la chiusura si farà, tra l’altro lo stabile è di proprietà comunale. L’ufficio costituisce un punto fermo per una località composta in gran parte da anziani. Non è un caso che anche l’ambulatorio dei medici di base si trovi a Montesanto. Sul territorio rimarrà solo l’ufficio postale di Voghiera e per chi ha difficoltà di spostamento questo significa molti disagi». Sul piede di guerra anche il sindaco di Lagosanto, Maria Teresa Romanini vista la chiusura delle poste di Marozzo in un territorio che solo nel 2012 aveva visto la chiusura dell’ufficio postale di Vaccolino. «Venerdì è giunta la comunicazione ufficiale dove si comunica la chiusura dell’ufficio per una distribuzione delle risorse umane. È stato un fulmine a ciel sereno.IL territorio si impoverisce ulteriormente. Rimane solo l’ufficio postale del capoluogo. Ci sono cinquemila abitanti e tanti pendolari che frequentano l’ospedale del Delta, c’è gente di passaggio e l’ufficio di Marozzo funziona egregiamente. Non solo chiederò un incontro a Poste Italiane ma contatterò anche gli altri sindaci dei centri coinvolti nelle chiusure».

Sorpreso anche il sindaco di Cento Piero Lodi. «Non ho visto alcuna comunicazione ufficiale. Ridurre i servizi in un territoio come quello di Reno Centese che ha subito pesantissimi danni a causa del terremoto è profondamente sbagliato. Confido nel fatto che le motivazioni addotte nel 20112 quando l’ufficio era a rischio tagli valgano anche oggi. Agiremo sia singolarmente che collettivamente con gli altri sindaci dei territori affinchè Poste Italiane riveda la decisione». Preoccupazione anche nel Comune di Ro dove per gli uffici comunali di Ruina ed Alberone di Ro è previsto un piano di razionalizzazione che prevede l’apertura a giorni alterni degli uffici. «Domani andremo a Ferrara alla d irezione provimnciale di Poste Italiane a chiedere spiegazioni - afferma l’assessore Domenico Zanca - vogliamo capire meglio in quanto nessuno ci ha informati».

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