La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

La goccia d'acqua ferrarese

di Stefano Scansani
Il  Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara dedicato al nuovo Presidente della Repubblica

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Macché sconosciuto. Mattarella è più simile alla Ferrara contemporanea di quel che non si crede. Gocce d’acqua. Vi risparmio quindi tutta la trafila rituale di quante volte il nuovo capo dello Stato è stato dalle nostre parti, se le conosce, oppure se per noi di quassù è davvero un soggetto non identificato. Replico: Mattarella è uguale a Ferrara. Nel senso che è tale e quale all’attuale e locale establishment politico. Culturalmente, politicamente coincidente con la classe dirigente e la struttura di riferimento egemone nella nostra città e nel territorio. La scelta caduta su di lui - su Mattarella - sta al Paese, come l’epoca corrente di Franceschini e Tagliani (non procedo con l’elencazione nominale) sta a Ferrara. Pura razza democristiana, primordiale al Pd. Ma siccome questo assetto cattolico democratico, sociale, progressista, di sinistra ha preso piede prima in questa nostra città, anticipando i colpi di mano di Renzi e l’ascesa di Mattarella al Quirinale, sottoscrivo che Ferrara - cari miei - è un signor laboratorio.
 
 Nel nostro perimetro il fenomeno non si può chiamare renzismo, perché era lì che serpeggiava e premeva, se non governava, ben prima che la parabola del sindaco di Firenze si mettesse in moto con le sue Leopolde.
L’osmosi ferrarese è iniziata prima, sicura e in sordina. E per osmosi descrivo il fenomeno che ha coniugato certo comunismo Pci in purezza, solido e militante, con la santa messa tradotta in politica dall’Azione cattolica. Ad esempio Mattarella è arrivato (attivamente) al Pd per la via morotea, quella di Aldo Moro, l’uomo-simbolo della predicazione del compromesso storico. Una fioritura evolutiva: dalla Dc al Partito popolare, dalla Margherita all’Ulivo fino al baricentro del Partito democratico. Stessa filiera del ministro Franceschini. Uguale itinerario di Renzi, per il quale va aggiunto l’ingrediente dell’esperienza scout del motto Estote Parati (siate pronti). Simile percorso del sindaco Tagliani e dei suoi, assessori e consiglieri, sindaci ed estimatori compresi. La differenza di sostanza fra i provenienti del vecchio Pci e i derivanti dalla vecchia Dc è che i primi hanno la vocazione al cannibalismo, alla divisione, alla coltellata pronta; i secondi sono invece presi dal desiderio angelico di ritrovarsi, fare gruppo, centralizzarsi. Non per nostalgia della Balena Bianca, dell’evocazione di Zaccagnini o Martinazzoli, ma perché la politica si fa così, anche con una strategia resurrezionale (il termine è d’invenzione).
 
La novità di ieri, e perciò di oggi, è Renzi che ha stravinto ribaltando i quattro tavoli sui quali andava giocando la sua partita totale e personale: quello di governo ovvero la convivenza con Alfano; quello del Nazareno cioè il patto con Berlusconi sulle riforme; quello dentro il Pd che avrebbe potuto spappolarsi; quello del Quirinale per il quale ha azzardato, anzi, imposto, a sorpresa il candidato unico. Capolavoro di strategia politica, ma anche miracolo italico.
 
 Dopo il caos il Trionfo del Bene, se vogliamo leggere queste giornate alla maniera barocca (tradotto: dopo l’insostenibile cazzeggio la quadratura del cerchio). E va altrettanto bene che un uomo così quadrato come Mattarella sia pressoché sconosciuto e inesplorato. L'emiliano Bersani ieri mattina nel turbine delle interviste televisive ha osservato che a Mattarella vuole bene, e va benissimo al Quirinale, quanto sarebbe stato per Marini o per Prodi due anni fa. Differenza: Mattarella non conosce la parola ex e nemmeno l’arte del riciclo. Buon settennato dal laboratorio di Ferrara.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it

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