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Per i rimborsi Iva sulla Tia si prepara una class action

Per i rimborsi Iva sulla Tia si prepara una class action

Cento, molti utenti chiedono assistenza legale dopo la sentenza del tribunale che in appello ha condannato la Cmv a rifondere chi aveva già pagato l’imposta

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CENTO. «Molte persone si stanno facendo avanti, da tutti i Comuni che fanno dal bacino di utenza di Cmv Servizi, per chiedere prima una trattativa con la multi-utility e poi, in caso, avviare una class action».

Dopo la sentenza del tribunale di Ferrara che in appello ha condannato Cmv al rimborso dell'Iva sulla Tia all'utente Roberto Zizza, lo Studio Legale Avv. Michela Braida, Avv. Rachele Randone e dottoressa Cristina Alessandra Pedoto di Cento sta ricevendo molte richieste. Tuttavia, Cmv ha già annunciato l'intenzione di andare in appello e ricorrere in Cassazione. Per l'avvocato di Zizza, un esito quasi scontato visto che «la pronuncia della Cassazione in materia ha sempre avuto orientamento pacifico e nel suo parere, la Corte Costituzionale, ha ribadito che l'Iva non è applicabile sulla Tia». Una sentenza, quella della Cassazione che tuttavia «varrà solo per Zizza e non per gli altri utenti che hanno presentato alla multiutility la domanda di rimborso. Inoltre Cmv ha dimostrato che non voler rimborsare, se non attraverso un'azione legale».

In tanti cittadini e comitati, riferiscono dallo studio legale centese, riferiscono di aver intenzione di intraprendere azioni giudiziarie: «Cmv si troverà quindi a dover pagare mille euro per le spese legali. Trattandosi di un soggetto istituzione, auspichiamo che Cmv decida di restituire spontaneamente l'Iva a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta».

Raccolte 287 domande di rimborso (con atto di costituzione in mora e diffido dall'addebito di Iva) consegnate a Cmv nel 2012, il Comitato Famiglie Ceres attraverso il suo portavoce Mauro Bernardi, intende mobilitarsi: «Se anche solo un centinaio di cittadini utenti dovesse attivarsi per vie legali per chiedere il rimborso, per Cmv, se condannata, e quindi per tutti noi cittadini dei novi Comuni soci, significa trovarsi a pagare, non solo l'Iva, ma anche le spese processuali, circa mille euro a testa, per tutti quelli che faranno causa. Perché poi, fare ricorso alla Cassazione? Per guadagnare tempo e rinviare le decisioni?».

Da qui, l'invito al Cda e ai sindaci soci della partecipata «ad aprire una trattativa per trovare una soluzione mediata e ad assumersi la responsabilità e di decidere a tutela dei cittadini».

Beatrice Barberini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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