Ricatti anche a una pizzeria del centro
Tangenti: il titolare ha raccontato alla Finanza del tentativo di concussione di Palma e Lunadei, entrambi ancora in cella dopo 2 mesi
Con una pizzeria, quarto locale ricattato, fa poker l’inchiesta sulle tangenti sotto il Duomo, chieste a commercianti e imprenditori da parte della coppia di persone arrestate ai primi di dicembre, Leopoldo Lunadei, funzionario dell’Agenzia Entrate e Maurizio Palma, rappresentante, presunto complice ed emissario del funzionario.
Chiudere un occhio. Dopo le prime indiscrezioni ora spunta concretamente un quarto caso di richieste di tangenti, soldi per chiudere un occhio sui controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle entrate alle attività commerciali della città. L’importanza di questo quarto caso, però, è dovuta al fatto che non è frutto di indagini di procura e finanza nè tantomeno di dichiarazioni-confessioni di Maurizio Palma, che ha iniziato da tempo a collaborare con gli inquirenti, mentre il funzionario Lunadei, continua a dirsi del tutto estraneo alle accuse.
Il quarto episodio riguarda una pizzeria del centro, per cui vi sarebbe stato un tentativo di ricatto, una concussione andata a vuoto.
Alla Finanza per parlare. A spiegarlo agli inquirenti è stato proprio il titolare dell’esercizio che si è presentato le settimane scorse davanti ai finanzieri di viale Cavour spiegando che dopo aver letto sul nostro giornale l’evoluzione dei vari casi e gli appelli rivolti dagli inquirenti ai commercianti sul “chi sa, parli” o “chi è stato ricattato, denunci”, ha pensato bene di raccontare ciò che gli era successo. Si è trattato di un tentativo, dunque, di una concussione non andata a buon fine, ma a rendere grave l’episodio è l’interpretazione che ne hanno dato inquirenti e giudici. E per capire meglio, occorre riavvolgere il nastro. Dopo le prime confessioni durante gli interrogatori davanti a finanzieri e pm Filippo di Benedetto, Palma si era limitato ad ammettere la tangente intascata sotto il Duomo (per cui venne arrestato) e i ricatti imposti ad una gelateria e un bar-pasticceria.
Scarsa memoria. Dimenticandosi, il tentativo di ricatto alla pizzeria. Il difensore di Palma - alla luce della collaborazione offerta - chiese la scarcercazione o quantomeno gli arresti domiciliari al giudice Piera Tassoni, per rivedere il provvedimento d’arresto in carcere. Tutto sembrava già ovvio, quando a sorpresa e di propria iniziativa il titolare della pizzeria si è presentato alla finanza, racconta il tentativo di ricatto subito: a questo punto gli inquirenti hanno dubitato della genuinità delle confessioni di Palma, e nonostante la sua collaborazione offerta, da quasi due mesi Palma è ancora in carcere, così come Lunadei che invece non ha riferito mezza parola: il motivo, l’inquinamento delle prove, poichè secondo gli inquirenti i due non avrebbero raccontato tutto. L’ipotesi è che dopo i casi scoperti, ben 4 (i ricatti al bar-pasticceria in centro storico che ha portato alla scoperta delle tangenti, a una gelateria, e a un altro bar-pasticceria e infine la pizzeria, tutti locali in centro città e molto conosciuti) altri locali possano avere quantomeno subito il tentativo di ricatto.
Altre verifiche. Per questo sono in corso verifiche, e i finanzieri stanno soprattutto incrociando i dati raccolti con le pratiche di Lunadei (gli accessi alle ditte controllate). Ultimo ma non ultimo, a questo punto, non resta che rinnovare l’appello che il procuratore capo stesso Bruno Cherchi (che ha firmato gli atti assieme al pm Di Benedetto) aveva lanciato tramite la Nuova Ferrara: «Chi sa parli, chi è stato ricattato, denunci». Visto che funziona, lo ripetiamo.
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