Sulla pizza ci metto una firma
Centinaia di adesioni per chiedere la tutela del prodotto italiano
L'arte italiana della pizza da tradizione a patrimonio mondiale immateriale tutelato dall'Unesco: ottenendo un buon risultato numerico nell'anno dell'Expo a Milano Coldiretti è scesa in piazza anche a Ferrara per supportare con un'importante raccolta di firme - che saranno presentate nel corso della prossima settimana a Parigi, alla sede dell'agenzia Onu per l'arte, la scienza, la cultura e l'educazione - la tutela internazionale del modo tipico italiano di fare l'autentica pizza. La pizza è uno dei piatti bandiera dell'Italia nel mondo e l'obiettivo è quello di inserirla nella "Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità". Un riconoscimento che proteggerebbe la pizza e l'economia ad essa legata, dal fenomeno dell'italian sounding".
I ferraresi hanno ben compreso il valore non solo simbolico dell'iniziativa e, in centinaia hanno fatto tappa al gazebo di Coldiretti dove oltre ad informarsi sulle finalità dell'iniziativa, che ancora una volta tenta di dare concretezza alle produzioni made in Italy, hanno potuto anche assaggiare "margherite", "napoletane", "salamino", "rucola" e "verdure" offerte pizzeria I Sofisti. Tra i firmatari della petizione, oltre ai tanti cittadini, anche consiglieri comunali e rappresentanti di diversi comuni della provincia; hanno sottoscritto anche gli assessori del Comune di Ferrara Roberto Serra e Roberrta Fusari.
Per gli agricoltori italiani significa anche poter essere i fornitori degli ingredienti indispensabili delle pizze fatte a regola d'arte con prodotti genuini, provenienti esclusivamente dall'agricoltura italiana e combattere anche il rischio dell'agro-pirateria alimentare a livello internazionale e dell'appropriazione indebita di identità. "Oggi anche in Italia quasi due pizze su tre (63%) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori - osserva il segretario provinciale e regionale di Giovani Impresa, Marco Baldon - e troppo spesso viene servito un prodotto preparato con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall'est Europa, con pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell'extravergine italiano e farina francese, tedesca o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale".
"Un fiume di materia prima - aggiunge il vice direttore di Coldiretti Ferrara, Riccardo Casotti, responsabile provinciale della Fondazione Campagna Amica - che ha compromesso notevolmente l'originalità tricolore del prodotto servito nelle 50mila pizzerie presenti in Italia che generano un fatturato di 10 miliardi, ma non offrono alcuna garanzia al consumatore sulla provenienza degli ingredienti utilizzati". "Giovani Impresa Ferrara - conclude Ivan Sartori, vice delegato provinciale degli under 30 di Coldiretti - ringrazia tutti i cittadini e le tante persone che si sono avvicinate al nostro punto di raccolta firme».
Andrea Tebaldi
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