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visto dal carro

«Che bello notare la gente che guarda ammirata»

«Che bello notare la gente che guarda ammirata»

CENTO. Certe emozioni, come il Carnevale di Cento, vanno vissute dal vivo. Se le emozioni si vivono su di uno dei carri della sfilata, è ancora meglio. Il Carnevale di Cento è una festa che riesce a...

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CENTO. Certe emozioni, come il Carnevale di Cento, vanno vissute dal vivo. Se le emozioni si vivono su di uno dei carri della sfilata, è ancora meglio. Il Carnevale di Cento è una festa che riesce a coinvolgere la gente di ogni età, dai bambini fino agli anziani. Stando sul carro, oppure nel corteo che lo accompagna per il percorso della sfilata, si ha tutti gli occhi della gente addosso. La gente ti guarda ammirata non solo per i costumi ma anche per il carro, nato dalla creatività, dalla fantasia, ma soprattutto dalla passione e dall'amore di questi artisti che lavorano giorno e notte in maniera instancabile per realizzare queste magnifiche opere. Il tema trattato dal carro della società carnevalesca Risveglio (dove chi scrive si trovava) era "Un bacio per un mondo nuovo" e raffigurava due cigni, uno bianco e uno nero che si abbracciavano. Un chiaro messaggio di fratellanza, di pace, di amore per dire no ad ogni forma di razzismo, di intolleranza. Tutti i figuranti del carro erano vestiti con tuniche dorate sulle quali era cucita una bandiera, e spiccavano la bandiera degli Stati Uniti, la bandiera italiana, quella dell'Unione Europea e quella arcobaleno, la bandiera della pace appunto. Quando il carro (interamente realizzato a Cento) è arrivato di fronte al palco, i due cigni, grazie al movimento meccanico si sono alzati verso il cielo con il cigno bianco che cingeva quello nero in un bellissimo abbraccio. Tra il tanto pubblico che assisteva alla sfilata, ma anche tra i figuranti, cronista compreso, è scesa qualche lacrima di commozione perché questi due cigni, anche se di cartapesta, hanno saputo toccare il cuore di tutti. Domenica prossima si replica. Siamo tutti pronti a divertirci ma anche a commuoverci. Ma che bello, che bello, che bello.

Gabriele Sbattella

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