Poste, contro la chiusura fronte comune dei sindaci
Primi cittadini mobilitati dopo le mail che annunciavano la serrata delle agenzie Intanto i sindacati chiedono un incontro alla Regione e mobilitano l’Anci
MASI SAN GIACOMO. I sindaci e i sindacati si stanno organizzando per adottare gli strumenti del caso affinché Poste Italiane riveda la decisione di chiudere gli uffici postali di Masi San Giacomo, Marozzo, Montesanto, Reno Centese e la riorganizzazione di quelli di Anita, Alberone di Ro e Ruina. I sindacati hanno chiesto un incontro alla Regione e all’Anci mentre la Cisl si sta facendo interprete di un incontro con i sindaci dei Comuni coinvolti vale a dire Argenta, Cento, Lagosanto, Masi Torello, Ro e Voghiera. Intanto i primi cittadini si stanno mobilitando per cercare di evitare le chiusure degli uffici. «Ho già fatto chiamare Poste Italiane per chiedere un incontro - dichiara Chiara Cavicchi, sindaco di Voghiera -, ascolteremo che cosa ci diranno, inoltre mi confronterò con il mio collega di Masi Torello visto che con quel comune abbiamo già tanti servizi in comunione».
«Ho già fissato per venerdì alle 12 un incontro con i dirigenti di Poste Italiane - spiega Roberto Bizarri, sindaco di Masi Torello e due ore prima incontrerò le associazioni di categoria per stabilire il da farsi». «Questa settimana incontrerò i vertici di Poste Italiane - spiega Arianna Romanini, sindaco di Lagosanto - contatterò personalmente gli altri sindaci per cercare di muoverci tutti assieme. Già domani ad un incontro dove si parlerà di sanità ne incontrerò qualcuno e ne parleremo certamente».
Il metodo adottato da Poste Italiane è quello solito ovvero una comunicazione via mail, senza coinvolgere gli enti locali. Una prassi consolidata già portata avanti in questi anni perché oramai la strategia di Poste Italiane è chiara: prima si razionalizza ovvero di diminuisce l’apertura da sei a tre giorni e poi, specie se si tratta di uffici sotto i mille abitanti, si chiude.
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