Restauro chiese, la mappa dei ritardi
Don Zanella della diocesi di Ferrara-Comacchio fa il punto dei lavori dopo le proteste del vescovo Negri alla Regione
Erano 128 le chiese devastate per un danno complessivo - comprese le strutture religiose di pertinenza - di circa 60 milioni di euro. Era questo il conto presentato dalla diocesi di Ferrara-Comacchio alla regione alla fine di novembre 2012, sei mesi dopo le grandi scosse di terremoto che hanno lesionato soprattutto gli edifici più antichi. A distanza di oltre due anni da quelle lista la situazione del restauro è decisamente in alto mare ed è per questo che domenica mattina per la festa di Don Bosco a San Benedetto (chiesa ancora inagibile) l’arcivescovo Luigi Negri ha espresso il proprio dolore e il disagi per i tempi lunghi nel recupero di queste chiese per questioni procedurali.
Mancano all’appello ancora alcune chiese che erano stato inserite nella lista del 2012, come Santo Stefano, San Nicolò, Voghiera e Tamara, queste ultime due inserite in zone fuori dal cosiddetto cratere.
Altri templi gravemente danneggiati come Porotto, Denore. Gavello e Santa Bianca erano inseriti nella lista 2013 ma non sono ancora pronti i bandi per cui tutto è rimandato a dopo l’autunno con un ritardo di circa due anni. Dovrebbero entro quest’anno comunque ricevere il via libera anche le chiese di Stellata, il secondo lotto di interventi per la Cattedrale, Vigarano Pieve, Vigarano Mainarda e San Benedetto.
«Purtroppo - dichiara don Stefano Zanella, a cui è stato affidato il compito in diocesi del piano di ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma 2012 - la tabella di marcia per i lavori di ristrutturazione sta subendo pesanti ritardi e comprendo bene il disagio del vescovo nel constatare questa situazione. I restauri procedono molto a rilento e i tempi si dilatano considerevolmente. In questi anni siamo riusciti a riaprire alcune chiese che erano inserite nella prima lista presentata e così sono diventi agibili i templi di Pilastri, Coronella, Monestirolo, Sacra Famiglia di via Bologna, Zerbinate, Boara dove tra l’altro sono stati scoperti dei preziosi affreschi del Cinquecento, infine Gesù e Santa Chiara. La chiesa più danneggiata? Direi senza dubbio San Domenico, abbiamo calcolato che ci vorranno oltre 2 milioni e mezzo senza contare che le chiuse che rimangono chiuse subiscono un maggiore degrado».
Oltre alla chiese ci sono da sistemare anche molti campanili. Quelli che necessitano di interventi urgenti, con lavori già avviati, sono a San Domenico per evitare che piova in chiesa in caso di maltempo e a San Benedetto.
Ci vorranno ancora tanti anni, prima di tornare alla normalità, ma intanto i tempi si allungano.
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