Inchiesta spese pazze: archiviazione per il presidente Bonaccini
I giudici: la posizione va archiviata, la notizia appare infondata. Calvano: certi della sua onestà
Le voci di spesa che erano state contestate a Stefano Bonaccini «non appaiono, di per sé, oggettivamente incompatibili, per tipologia ed entità, con l'attività consiliare». Lo scrive il Gip Domenico Panza, nell' ultima delle quattro pagine del decreto di archiviazione per il presidente della Regione Emilia-Romagna. Il giudice, che cita molte delle osservazioni dei Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, a cui si richiama, prosegue dicendo che «posto che il rimborso fu richiesto in conformità alle procedure - per il vero a suo tempo non particolarmente rigorose - di controllo interno, la negligente specificazione dei singoli contesti cui ciascuna di esse ineriva, se può indurre qualche dubbio e fondare, come evidenziato dal Pm, una possibile responsabilità contabile, non può certo costituire, di per sé, prova positiva di una effettiva distrazione delle somme rimborsate». Anche le spese di ristorazione, aggiunge che anche le spese di ristorazione dell'allora consigliere regionale, 3.902 euro su 4.147 contestati, non sono per il Gip incompatibili con l'attività: tali spese «nemmeno esorbitanti, se singolarmente considerate, ben possono considerarsi suscettibili di connessione con la predetta attività, non soggetta a vincoli di orario o di luogo». Per il giudice, insomma, la posizione di Bonaccini va archiviata, rilevato che «la notizia di reato appare infondata e che, comunque, gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non appaiono idonei a sostenere l'accusa in giudizio, difettando la prova, quanto meno sufficiente, dell'elemento materiale e, comunque, di quello psicologico» del peculato. “Sempre stati certi della sua onestà”, ha detto il segretario regionale del Pd Paolo Calvano.
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