Palasport crollato, parola alle difese
PORTOMAGGIORE. Il crollo del tetto del Palasport di Portomaggiore dopo la nevicatata del marzo 2008, è da imputare non ai materiali usati (pur di diversa qualità rispetto a quelli previsti) ma dagli...
PORTOMAGGIORE. Il crollo del tetto del Palasport di Portomaggiore dopo la nevicatata del marzo 2008, è da imputare non ai materiali usati (pur di diversa qualità rispetto a quelli previsti) ma dagli errati innesti tra le viti e le aste che costituivano il “telaio” della copertura della struttura. Circostanza, quest’ultima, di cui il collaudatore dell’impianto sportivo non poteva essere a conoscenza. Tanto più che i ruoli di progettista e direttore tecnico della Sole Engeneering di Terni (la ditta che realizzò la copertura) erano concentrati su un’unica figura, quella di Vincenzo Fattorini, con il compito appunto di supervisionare la realizzazione della tettoia. Questi i punti su cui si è fondata ieri l’arringa dell’avvocato Eugenio Gallerani, difensore dell’ingegner Giuliano Mezzadri, collaudatore dell’impianto, per il quale l’accusa ha chiesto la condanna a un anno e 6 mesi al pari dei altri cinque imputati del processo per crollo colposo: il direttore dei lavori del Comune di Portomaggiore, l'ingegnere Luisa Cesari, i titolari e tecnici della ditta che costruì il tetto, Stefano Tommasi, amministratore della Sole Engineering di Terni, e Vincenzo Fattorini, progettista della copertura, responsabile tecnico per la Sole nonchè direttore lavori in officina che avrebbe dovuto controllare l'esecuzione dei filetti: per le lavorazioni su aste e sfere, sono accusati i fratelli Canalicchio, Giovanni e Pasquale, della omonima ditta di Terni, che realizzarono aste e sfere che avvitate tra loro dovevano sostenere la copertura del tetto. Al termine della sua requisitoria, il pm Castaldini aveva invece chiesto l’assoluzione per i due titolari tecnici della ditta Ced di Berra, Piero Giori e Gianni Donato che costruirono solo i muri, non il tetto. Il processo riprende il 10 febbraio.
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