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Parola di economista: il nemico è il dio denaro

Parola di economista: il nemico è il dio denaro

Andrea Gandini interviene dopo l’uscita del vescovo sul nesso aborto-crisi economica

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Andrea Gandini, per cui può valere le definizione di economista progressista, non dirà mai che la causa prima della recessione economica che ha colpito l’Italia va rintracciata nella bassa natalità o negli aborti praticati da quando è in vigore la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ma nelle parole dette dal vescovo Negri (la legge sull’aborto «non ha consentito di venire al mondo a sei milioni di italiani e la scarsità di figli ha fatto sprofondare in questa crisi economica») individua uno spunto per portare il dibattito fuori dal terreno della pura polemica e dello scontro ideologico. «Non entro nel merito della discussione di tipo etico e religioso - dice Gandini - ma una correlazione fra tasso natalità e sviluppo economico esiste. È dimostrato scientificamente, direi che è un dato di fatto. Perfino nei paesi poveri l’alto numero degli abitanti giovani è un fattore positivo per la crescita economica. Più in generale dove è alta la percentuale di giovani è più alto il tasso di innovazione e sono più alti i consumi, mentre la popolazione anziana tende a consumare meno e a risparmiare di più». Per la stessa ragione «anche una forte immigrazione giovanile, quando si verifica in paesi organizzati, favorisce la crescita economica, come dimostrano i casi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti».

L’effetto sull’economia dello squilibrio demografico italiano è leggibile anche nei 400 miliardi risparmiati nonostante la recessione. Una società vecchia è più timorosa e anzichè consumare mette da parte; se il sistema bancario funzionasse a dovere - suggerisce Gandini - questa massa di risparmi si convertirebbe in finanziamenti a sostegno di investimenti e di progetti innovativi, ma oggi questo meccanismo si è inceppato. E’ in questo grippaggio che Gandini vede il vero rischio. «Se solo una parte dei 4.200 miliardi di fondi disponibili venisse impiegata per sostenere investimenti avremmo trovato la via per la ripresa dell’economia». E qui l’economista progressista introduce una variante culturale e morale: «Siamo egoisti. Chi ha soldi va in banca e l’unica cosa che chiede - e che gli offrono - è un tasso obbligazionario alto. Se ottiene il 4% è tutto contento. Ma tassi così alti sono compatibili solo con i tassi di crescita dei paese emergenti, per cui finiamo col finanziare lo sviluppo altrove, anziché investire sui nostri giovani. Ti tieni il tuo bel gruzoletto e non dai alcun concreto aiuto alla società. Nessuno ha più il coraggio di investire sui giovani, di coltivare questa arte sociale. È un mestiere che fanno ormai solo le banche etiche». Gandini punta il dito anche contro le università che agli studenti di economia insegnano che il mestiere del trader, dell’intermediario finanziario è fare soldi, guadagnare di più. «Allora bisogna davvero dare ragione a chi dice che siamo governati dal dio denaro», afferma Gandini.

Ci sarà modo per approfondire questi temi il 14 febbraio (ore 9.15, sala conferenze della Camera di commercio) all’incontro organizzato dalla Cisl dal titolo “Economia Civile e Mercato” al quale interverrano anche il vescovo Luigi Negri e Andrea Gandini. Parlerà anche il segretario della Cisl Paolo Baiamonte, che del vescovo Negri dice: «Usa toni forti e accesi, anche provocatori, si possono condividere o no, ma è indubbio che scuotono una piazza come quella di Ferrara che è un po’ sonnolenta, obbligandola a confrontarsi su temi altrimenti poco dibattuti, come è già accaduto per l’omofobia».(m.p,)

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