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Roncarati: aumento di capitale? Forse, ma solo con un convincente progetto di sviluppo

Gentile direttore, ho letto con la solita attenzione la lettera dell'Associazione Piccoli Azionisti della Cassa di Cento pubblicata sulla Nuova di domenica e non posso esimermi da alcune...

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Gentile direttore,

ho letto con la solita attenzione la lettera dell'Associazione Piccoli Azionisti della Cassa di Cento pubblicata sulla Nuova di domenica e non posso esimermi da alcune considerazioni che La pregherei di rendere note.

La prima riguarda obbligatoriamente la capacità di interpretazione degli amici dell'Associazione che non mancano di coltivare giudizi preconcetti, dimostrandosi oltremodo, ma inutilmente, sospettosi. Soprattutto, spiace constatare che il pregiudizio arrivi ad offuscare la vista, conducendo ad interpretare, piu' che a leggere, parole e frasi che non dovrebbero avere bisogno di alcuna spiegazione. Mi riferisco nello specifico alla smentita riguardo alle voci che davano già in corso un aumento di capitale ed a valori per azione del tutto fantasiosi. E che rivelava anche il nome di un partner "forte", ma a noi sconosciuto. Quella smentita diceva semplicemente che nessun aumento è stato deliberato.

Diceva anche che la Cassa di Cento intende traguardare il futuro tentando di dare continuità alla storia onorata di una banca che, applicando sempre i criteri della "sana e prudente gestione" ha saputo arrivare sin qui in buone condizioni di patrimonializzazione e di funzionalità. In coerenza con questo intendimento, non ho escluso che, a fronte di un convincente progetto di sviluppo - e solo in tal caso, visto che non abbiamo bisogno di coprire alcuna magagna - si possa arrivare fra qualche tempo a proporre un aumento di capitale.

Tutto qui. Dunque, nessuna mistificazione e nessun retropensiero.

La seconda considerazione riguarda la sottile (?!?) ironia con la quale si accoglie la notizia che, come da simulazione, avremmo (ovviamente, dicono i piccoli) superato gli stress test. Beh, la simulazione l'ha fatta anche Bankitalia e, se lo si crede, ci si può sempre rivolgere a quella fonte per le conferme del caso. Stupisce però che chi (sempre qualcuno fra gli amici della Associazione) si è addirittura proposto come consulente riguardo ai nostri percorsi di valutazione tecnico-economica, possa dubitarne come l'ultimo dei profani. La terza e ultima è più che altro una curiosità. E riguarda le ricorrenti rivendicazioni ad essere rappresentati da uno dei loro esponenti negli Organi della Cassa.

Ma come mai, una volta per tutte, l'Associazione non si decide a documentare all'assemblea - l'unica titolata a decidere - la propria forza organizzativa? O forse, per un singolare concetto di democrazia, si pretende di rappresentare tutti coloro che non sono "grandi" azionisti?

Diversamente dalla Associazione, il cui rappresentante sembra restio ad uscire allo scoperto, io mi firmo e La ringrazio.

Carlo Alberto Roncarati

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