«Vogliamo sapere perché è morta la nostra Patrizia»
Comacchio, la 51enne era affetta da tempo da una grave malattia Una caduta durante il trasporto su un pulmino. Denuncia-esposto della famiglia
COMACCHIO. Chiedono giustizia per la figlia, deceduta dopo quattro mesi trascorsi tra dolori atroci. Ma chiedono innanzitutto che nulla venga nascosto. Patrizia Samaritani aveva 51 anni, era affetta da una grave malattia, ma aveva ancora una grande voglia di vivere. Vita che per lei è finita il 22 gennaio scorso, con la morte avvenuta all’ospedale del Delta, dove Patrizia era ricoverata. Il papà Bruno parla con grande calma, ma dentro è un vulcano e la sua sete di giustizia, di chiarezza, si avverte tutta: «Non vogliamo incolpare nessuno così per caso - ci ha detto ieri raggiunto al telefono -, ma sapere piuttosto come sono andate le cose e cosa realmente è accaduto a nostra figlia». Il punto nodale pare essere uno, più di altri: quel 9 settembre scorso, quando Patrizia, che si trovava a bordo di un pulmino messo a disposizione da una lodevole associazione di volontari, fu vittima di una brutta, bruttissima caduta. È proprio sulle cause di questa caduta che i genitori della 51enne di Comacchio vogliono fare luce. Perché si è verificata? Per questo domenica scorsa si sono presentati alla caserma della compagnia carabinieri di Comacchio dove hanno presentato un denuncia-esposto alla Procura della Repubblica. Insomma, per questi genitori è accaduto qualcosa che poteva essere evitato. E per questo hanno iniziato la battaglia legale. «Ci siamo affidati a degli esperti - dice Bruno - e vogliamo sapere la verità, cioè quello che è successo». Dal giorno dell’incidente, per Patrizia (che si trovava costretta a muoversi su una carrozzina) è stato un lento quanto doloroso calvario che l’aveva vista, in un primo momento, proprio sull’ambulanza che la stava conducendo all’ospedale Sant’Anna di Cona per una visita. Poi quella frenata, la caduta. Insomma da quel momento le condizioni di Patrizia peggiorano continuamente. Fino ad arrivare al decesso, come detto, lo scorso 22 gennaio. «Spero che la giustizia faccia il suo corso e si possa accertare il motivo per il quale nostra figlia da quel momento, da quel viaggio, non si è più ripresa». L’intenzione di Bruno non è quella di sparare nel mucchio, si è già detto: lui per primo sa bene che queste associazioni di volontariato sono una ricchezza per il tessuto sociale di qualsiasi comunità. Eppure qualcosa, probabilmente, non è andato per il verso giusto. Ed è quello che i genitori di Patrizia, rivolgendosi alla Procura attraverso la denuncia-esposto presentata ai carabinieri, vogliono appurare. Un dolore che ha colpito non solo i familiari di Patrizia, ma anche i tantissimi amici che l’hanno sempre seguita e che l’hanno salutata, tutti assieme, per l’ultima volta il giorno del suo funerale.
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