A giudizio per calunnia ai vigili urbani
Accusato con la moglie anche di falsa testimonianza, una vicenda cominciata nel 2007
Aveva accusato due agenti municipali di aver falsificato il verbale quando, nel dicembre del 2007, era stato fermato per alcune contestazioni stradali. Nel 2011 i due agenti sono stati assolti con formula piena e adesso è lui a essere sul banco degli imputati per calunnia e falsa testimonianza; e pure sua moglie, che aveva deposto in suo favore, è finita a processo con l’accusa di aver dichiarato il falso al giudice mentre era sotto giuramento. Era stato lo stesso giudice a ravvisare, nelle motivazioni della sentenza di assoluzione dei due vigili, le ipotesi di reato di calunnia e falsa testimonianza, contestazioni per cui si procede d’ufficio. Così la macchina della giustizia si è messa in moto, ma perché queste ipotesi si concretizzassero in un processo, spiega l’avvocato Renzo Oppi che assiste i due agenti, ci sono stati diversi “cambi di fronte” giudiziari. Il giudice di primo grado dunque ha rimandato gli atti al pubblico ministero, per valutare le accuse, e il pm ha chiesto l’archiviazione. La controparte però si è opposta all’archiviazione, ottenendo l’imputazione coatta. Il gip, da parte sua, ha emesso sentenza di non luogo a procedere, sentenza a sua volta impugnata in Cassazione. E si arriva così alla decisione della Suprema Corte, che ha annullato la sentenza e rimesso tutto nelle mani di un altro gip. Che, questa volta, ha disposto il rinvio a giudizio. Una “maratona” approdata ieri al traguardo del dibattimento, con l’udienza filtro che si è tenuta in tribunale a Ferrara. E che vede l’ex accusatore nelle vesti di imputati, e gli ex imputati nel ruolo opposto di parti offese.(a.m.)
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