Il processo dopo la rapina
Colpo alla gioielleria del Barco, 5 in carcere e il capo ancora latitante col bottino
Quattro vennero arrestati sul posto, dai carabinieri che li stavano controllando da tempo e fecero scattare il blitz con mitra spianati. Un quinto venne bloccato poco dopo la rapina, mentre il capo, riuscì a fuggire con la refurtiva, 20mila euro di bottino in preziosi rubati alla gioielleria Martini del Barco.
Era il 15 aprile 2014, e un anno dopo, in aprile sarà fissata l’udienza preliminare in cui 5 rapinatori dovranno rispondere della rapina. La procura (pm Ciro Alberto Savino) infatti ha chiuso le indagini da tempo e ora si accinge a chiedere il rinvio a giudizio, come informano fonti difensive. Il paradosso dell’inchiesta è che il sesto rapinatore, il capo, che scappò con il malloppo (20mila euro) è ancora ricercato: si sa chi è ma non si riesce a catturare, latitante. I cinque per cui la procura ha chiuso le indagini e si accinge a chiedere il rinvio a giudizio sono tra Ferrara e Rovigo: Raffaele Calise, 33 anni di Napoli, operaio, pregiudicato, oggi detenuto ai domiciliari in un comunità di accoglienza e che ha chiesto di patteggiare; Salvatore Schiano, di Napoli, 39, disoccupato, pregiudicato; Giuseppe Marzano, 49, nato a Napoli ma residente a Rovigo, in località Fienil del Turco, disoccupato, pregiudicato, ritenuto il capo del gruppo; Flamur Hida, albanese di 35, che abita a Ferrara in via Maragno assieme al cugino Gerald Hida, albanese anche lui residente a Ferrara. Sul conto di quest’ultimo, come sostiene il suo difensore, l’avvocato Salvatore Mirabile, vi sono dubbi sulla partecipazione alla rapina, in quanto dai riscontri testimoniali e indagini difensive eseguite nel tempo e ora concretizzate, Gerald Hida non avrebbe nessun coinvolgimento con la rapina al gioielliere Martini. Quel giorno dello scorso anno, la banda (specializzata in rapine e a processo anche a Vicenza e Rovigo per altri colpi) era seguita dai carabinieri.
La banda entrò in azione in gioielleria, tutti a volto scoperto e disarmati, e costrinsero minacciando l'82enne proprietario, ad aprire la cassaforte con i gioielli di maggior valore.
Dopo averlo legato con nastro isolante presero i preziosi (un bottino di circa 20mila euro) e fuggirono in auto: ma furono bloccati poco dopo il blitz che i carabineri avevano preparato, arrestandoli tutti in flagrante. Ora i processi.
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