Non lavava i piatti e la picchiò In aula per procurato aborto
Un errore di notifica e la ragazza che doveva testimoniare non si è presentata in aula: per questo motivo il processo che vede imputato un ragazzo del Camerun per procurato aborto di una ragazza...
Un errore di notifica e la ragazza che doveva testimoniare non si è presentata in aula: per questo motivo il processo che vede imputato un ragazzo del Camerun per procurato aborto di una ragazza nigeriana, l’amica della convivente dell’uomo, è stato aggiornato al prossimo 1 aprile. Un processo controverso ma assai delicato visto che la pena prevista per questo tipo di reato va dai 4 agli 8 anni di carcere, per violazione alla legge 194 sull’aborto. I fatti risalgono al febbraio 2009 quando la ragazza che poi abortì andò a vivere con l’amica e il fidanzato, oggi imputato. Alla base del processo vi è una banalissima lite su chi avesse dovuto lavare i patti (l'uomo lo aveva imposto alle due donne), un litigio prima verbale poi a pugni e calci, che innescò il fatto: la ragazza che era incinta quasi al terzo mese (ma l’uomo non lo sapeva) venne colpita e quindi portata in ospedale. L’aborto avvenne due mesi il fatto e secondo la procura, quelle botte le procurarono l'aborto. Ieri mattina dopo avere preso atto dell’assenza dell’amica della vittima che doveva testimoniare, i giudici hanno aggiornato ad aprile il processo che dovrà far luce sul fatto: la difesa rappresentata dall’avvocato Alessandro D’Agostino ha sottolineato la insussistenza del reato di procurato aborto, poichè non vi sarebbe collegamento tra le percosse del febbraio e l'interruzione di gravidanza di due mesi dopo. Secondo al difesa non vi furono nemmeno lesioni e soprattutto non vi era consapevolezza che la ragazza fosse incinta. Pertanto l'aborto non sarebbe collegabile.
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