«Senza memoria non si va mai da nessuna parte»
Copparo, Franco Perlasca all’incontro con i Rotary e a scuola Il padre Giorgio salvò oltre cinquemila ebrei dall’olocausto
COPPARO. Chi è un giusto? Una persona, che pur non raccontando nulla di quanti ha fatto, ritiene di aver fatto solo il proprio dovere di uomo, anche salvando la vita d'altre persone.
Giorgio Perlasca, tra i 25 mila Giusti d'Israele (600 gli italiani) salvò oltre 5 mila ebrei dall'olocausto, nella Budapest della seconda guerra mondiale, occupata dai nazisti e dalle Croci Ferrate ungheresi. Anche salvare una sola vita è ritenuto meritevole: lo ha detto ieri a Copparo, incontrando istituzioni e scuole il figlio Franco Perlasca: in serata visitando Ferrara il Museo Nazionale dell'Ebraismo e della Shoah, incontrando poi alla sala San Francesco i Rotary Club dell'area estense, presenti il Governatore del Distretto Rotary San Marino Emilia Romagna, col governatore Ferdinando del Sante.Tema: la genialità di un uomo comune di inventarsi eroe. Una giornata iniziata in sala consiliare (gremita dei consiglieri di tutti i gruppi politici) col saluto commovente del sindaco Nicola Rossi: «Perlasca ha dato un grande contributo all'umanità. La democrazia e le istituzioni democratiche sono contro i fanatismi», queste le sue parole consegnando all'ospite illustre la Coppa Aurea simbolo cittadino con Gianpaolo Lisi, presidente del Rotary Alfonso II d'Este copparese. «E' giusto ricordare, pur se per tanto tempo (mio padre per 45 anni) non lo hanno fatto i 'Giusti'. Senza memoria - ha detto Franco Perlasca - non si va da nessuna parte». Concetti ribaditi nell'incontro alle scuole medie Corrado Govoni con gli studenti, presentato dalla dirigente scolastica Lia Bazzanini: un’iniziativa legata alla recente giornata della Memoria del 27 gennaio.E' stato proiettato un filmato realizzato da Piero Angela e l'intervista di Giovanni Minoli a Giorgio Perlasca.
Il padre del grande giornalista-scrittore, non raccontò per anni in famiglia tragiche storie dell'olocausto. Perlasca lasciò questo messaggio: Vorrei che questa storia sua ricordata da tutte le generazioni per impedire la violenza futura. E' il testamento più bello che ha voluto lasciare per una società migliore». Quindi le domande degli studenti: Perché suo padre, che salvò tante vite, da giovane andò volontario in guerra? «Perché da giovane era fascista e dannunziano, Noi veniamo da un paese, Manera (Pd) da dove D'Annunzio partì per il suo famoso raid aereo su Vienna nella Grande Guerra. Lui andò in guerra negli anni '30 ma cambiò idea nel 1938, con le famigerate leggi razziali contro gli ebrei, e non accettava l'alleanza di Mussolini con la Germania di Hitler».Perché non ha raccontato prima le sue gesta? «Perché i giusti secondo la tradizione ebraica, 'escono fuori' dopo anni». Infine una bambina. Perché raccontare ora le cose? Lei, cosa avrebbe fatto al suo posto? «Non lo so-ha concluso Perlasca-ogni tempo ha il suo modo di essere giusti. Con esigenza anche dei doveri oltre ai diritti». (Fr.Cor.)
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