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cento

Abusato dai bulli, fa causa alla scuola

di Alessandra Mura
I carabinieri davanti all'Ipsia Taddia all'epoca dei fatti
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I carabinieri davanti all'Ipsia Taddia all'epoca dei fatti

Lo stupro consumato nei bagni dell’istituto Taddia, i violentatori sono stati condannati ma lui non è mai stato risarcito

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CENTO. Non una parola di scuse, non una manifestazione di solidarietà, nessun risarcimento. Era ancora minorenne quando nel 2007, due coetanei abusarono di lui nel bagno della scuola e scattarono foto con il cellulare, al culmine di ripetuti atti di bullismo protratti per diverse settimane. Ora, diventato maggiorenne, passata ormai in giudicato la sentenza che ha condannato i suoi tormentatori a 4 anni e mezzo, la vittima ha deciso di citare in giudizio davanti al tribunale civile la sua ex scuola, l’Ipsia Fratelli Taddia di Cento, per non averlo saputo tutelare e difendere da un trauma così devastante, consumato all’interno dell’Istituto durante l’orario scolastico.

«L’atto di citazione è già stato notificato - spiega l’avvocato Gianni Ricciuti che con il collega Michele Montanari assiste la vittima dello stupro - Chiamiamo a rispondere la scuola, tramite il Ministero dell’Istruzione, di omessa vigilanza, secondo l’articolo 2048 del codice civile. All’epoca il nostro assistito soffriva di un deficit relazionale che ha contribuito a isolarlo dal resto dei suoi compagni. La violenza subita nel bagno della scuola nell’aprile del 2007 è stato il culmine di un periodo prolungato di bullismo e vessazioni fisiche e verbali pesanti. Riteniamo che gli insegnanti abbiano sottovalutato la gravità di quello che stava accadendo a scuola, considerato che le foto della violenza per un certo periodo circolavano anche tra i compagni di classe. ». I due responsabili dello stupro sono stati condannati a 4 anni e 6 mesi nel gennaio del 2008: un processo svolto davanti al tribunale dei Minori, dove non è possibile costituirsi parte civile e quindi ottenere un risarcimento.

Nel frattempo la sentenza è passata in giudicato «ma nessuno si è fatto avanti per scusarsi o per risarcire il ragazzo, nè le famiglie degli imputati, nè le scuola - continua Ricciuti - Abbiamo atteso nella speranza che la scuola compisse qualche passo, così non è stato, e il nostro assistito, ormai maggiorenne, ha preso coraggio e ha deciso di intraprendere una causa civile contro il suo ex istituto superiore». Il processo si aprirà a giugno.

 

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