«Euro e austerità, è la stessa medaglia»
Di Battista ieri a Ferrara per raccogliere le firme al referendum contro la moneta unica europea: la produzione è crollata
Alessandro Di Battista arriva in piazza Savonarola trascinando il trolley e pochi minuti dopo si siede al banchetto dove il Movimento Cinque Stelle sta raccogliendo firme per il referendum contro l’euro. Assieme all’altro deputato Vittorio Ferraresi, si mette di buona lena al lavoro e veste i panni dell’autenticatore. «Ho in mano il modulo di S.Agostino, chi è di S. Agostino?», chiede ai presenti. «Quando c’era la lira l’Italia era la quinta potenza economica mondiale – dice uno dei cinque membri del direttorio dei grillini -, dal momento in cui è stato adottato l’euro, senza consultazione alcuna dei cittadini, abbiamo perso il 25% della produzione industriale e la Germania ne ha guadagnato altrettanto. Siamo stati privati della sovranità monetaria e finanziaria, senza cui non si possono fare gli investimenti adeguati in deficit». Il M5S guarda con simpatia al tentativo di Tsipras in Grecia: «Il suo programma per le elezioni europee era molto simile al nostro – spiega Di Battista -. Lui è una speranza e mi auguro che riesca nel suo intento. Contro il suo governo c’è una sorta di ricatto mafioso, ora ha due strade davanti a sé: o rompe con la Ue, aprendo la via a un cartello possibile con gli altri Paesi del sud Europa tra cui l’Italia, oppure rimane nell’euro ma con l’impossibilità di applicare il giusto programma con cui ha vinto le elezioni». Tutto questo perché euro e austerità sono due facce della stessa medaglia: impossibile combattere la seconda senza mettere in discussione la moneta». Ferraresi ricorda anche la sintonia con gli spagnoli di Podemos, poi torna sulla Grecia. “E’ fondamentale che Tsipras nella sua battaglia si scelga gli interlocutori giusti: di sicuro Renzi non lo è, lui è uno schermo di queste politiche europee subalterne alla finanza, per le quali è fondamentalmente al servizio”, sostiene il parlamentare ferrarese. Di Battista è in città per la seconda volta nel giro di pochi mesi, dopo la campagna per le regionali. “Bella Ferrara, ma non credo sia merito di Franceschini”, sorride. Saluta il cugino Leonardo e la sua famiglia che vivono qui, poi avvicinato da Massimo Vignola, un residente nei moduli prefabbricati tuttora in piedi a Cento dopo il sisma, si sofferma sul rischio di infiltrazioni criminali nella ricostruzione. »Sono romano e quindi esperto di mafia, come abbiamo visto – premette con una battuta -. Certo qui in Emilia c’è un circolo vizioso tra cooperative rosse, funzionari pubblici e ‘ndrangheta: troppe trattative sospette che portano a gonfiare i prezzi degli appalti con le mazzette, e poi tocca a noi pagare». E il neopresidente della Repubblica Mattarella? «Ha fatto un eccellente discorso d’insediamento – risponde Di Battista -. Noi lo aspettiamo alla prova dei fatti: se firmerà l’Italicum, dopo che in passato da parlamentare criticò il Porcellum, si dimostrerà come uno dei tanti».
Fabio Terminali
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