«Grazie alla città per questa iniziativa»
CENTO. «Grazie a Cento per quest'iniziativa di solidarietà e vicinanza ai nostri marò e alle loro famiglie, che sanno e apprezzano. Latorre e Girone sono idealmente qui oggi, presenti attraverso le...
CENTO. «Grazie a Cento per quest'iniziativa di solidarietà e vicinanza ai nostri marò e alle loro famiglie, che sanno e apprezzano. Latorre e Girone sono idealmente qui oggi, presenti attraverso le associazioni d'Arma». A ringraziare per la testimonianza lanciata, l'onorevole Elio Vito che dal palco di Cento ha confermato l'esistenza di «un problema di competenza diritto internazionale che riguarda i fucilieri come tutti i militari italiani che operano all'esterno. Oltre al diritto di tornare presto liberi, in patria, il parlamento ha poi già votato all’unanimità perché venga riconosciuto un altro diritto, quello ad essere considerati innocenti. Da 3 anni, tempo incompatibile per qualsiasi delitto di giustizia e diritto umano, Latorre e Girone vengono trattenuti in India, ma senza essere accusati di nulla, e non sarà possibile accusarli nemmeno in futuro. L'Italia, il parlamento e il governo non li lascia soli, e con questa iniziativa, continuiamo a reclamare giustizia e libertà per Max e Salvo, protagonisti di un dramma che deve interessare Europa, Nato e Onu. Grazie per aver voluto dedicare uno spazio di questa grande tradizione culturale a questa questione terribilmente serie». A confermare il messaggio di solidarietà, anche il consigliere regionale Alan Fabbri che ricorda una simile iniziativa organizzata a Bondeno lo scorso 25 aprile. Poi un appello diretto, dal giornalista Tony Capuozzo: «Il Carnevale è una bellissima festa dove è lecito mettere le maschere. Per 3 anni, questo nostro Paese, a cominciare dalle istituzioni, si è messo la maschera nell'affrontare il problema di due servitori dello Stato. È ora di togliere la maschera della solidarietà a parole». Convinto dell’innocenza dei Marò, il corrispondente di guerra per Mediaset: «Si parla di un accordo sotto banco tra i governi italiano e indiano che arrivi a una soluzione a “tarallucci e vino”: l'accettazione di una colpa addossata ai nostri marò, un processo formale e rapido con una pena da scontare in Italia, e probabilmente un “do ut des” economico. Vorrei che tutto questo non accadesse. La libertà per i nostri marò è importante, ma non al prezzo di fargli ammettere una colpa che non hanno commesso. Perché libertà e onore, devono marciare assieme». (b.b.)
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