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Calcestruzzo “povero”, cade l’accusa

Calcestruzzo “povero”, cade l’accusa

Ricette non conformi: chiesta l’assoluzione per l’ex titolare della ditta fornitrice Mario Colombini

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Dopo il setaccio del gip, dopo la scrematura del dibattimento, dalle maglie dell’accusa sono scivolate via le contestazioni relative alla presunta truffa del calcestruzzo depotenziato e al riconoscimento di 3 milioni di euro a Prog.Este per le riserve tecniche, non avendo la procura ravvisato - per queste ultime - un danno all’amministrazione pubblica.

Particolarmente delicato il “tasto” relativo al calcestruzzo. L’unico imputato per cui la procura ha chiesto l’assoluzione è Mario Colombini, ex titolare della ditta fornitrice del materiale. L’accusa mossa a Colombini (truffa) aveva fatto tremare i ferraresi: l’ipotesi era che le ricette per la preparazione del calcestruzzo fossero state realizzate utilizzando una quantità di cemento inferiore rispetto al previsto, e che dunque l’ospedale di Cona fosse stato costruito con calcestruzzo depotenziato. Accuse che avevano portato a ipotizzare anche il sequestro del cantiere e portarono gli inquirenti a Caltanissetta, dove erano in corso lavori della stessa azienda, poi ritenuta estranea ai rilievi. Alla fine, queste accuse, ha ammesso ieri la procura, non sono state provate. Ma, ha aggiunto, «la verità giudiziaria non corrisponde a quella reale». Anche se, verrebbe da osservare, l’essere passato indenne da due scosse di terremoto 5.9 costituisce forse per l’ospedale la perizia più convincente sulla sua tenuta. Diversa invece la posizione degli altri imputati inguaiati dal calcestruzzo: ovvero Melchiorri, Saetti, Beccati, Rossi e Mezzadri. Due le contestazioni mosse, a vario titolo, dal pubblico ministero. La prima è quella di non aver eseguito correttamente i controlli sui cubetti di calcestruzzo: le verifiche avrebbero dovuto essere eseguite entro 27 giorni dalla preparazione, e invece furono fatte anche due mesi dopo. In questo modo, ha sostenuto l’accusa, il cemento ha avuto tutto il tempo per maturare al punto da compromettere l’attendibilità dei risultati.

La seconda accusa riguarda invece il tipo di calcestruzzo utilizzato. L’ospedale, ha premesso il pm, è un’opera di interesse strategico e in quanto tale deve avere una durata garantita di almeno 100 anni. Per assicurare questa durata bisognava usare calcestruzzo del tipo RCK30, e invece venne utilizzato RCK25 sia per i diaframmi che per le platee di costruzione. Considerato, ha concluso la procura, che le palificazioni sono immerse nell’acqua e che non è stato eseguito alcun intervento di impermeabilizzazione, non vengono garantite le condizioni di durabilità. L’aspetto più grave non è economico, ma «l’aver consegnato al Sant’Anna un ospedale non garantito 100 anni». (a.m.)

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