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Cona, chieste condanne per 15 anni

Cona, chieste condanne per 15 anni

Ieri la requisitoria del pm al processo sulle presunte irregolarità nella costruzione dell’ospedale. Il 27 marzo la sentenza

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Condanne per quasi 15 anni complessivi per gli 11 imputati del processo sulle presunte irregolarità nella realizzazione finale dell’ospedale di Cona. Così, ieri, la requisitoria del pubblico ministero Patrizia Castaldini ha condensato oltre cinque anni di inchiesta e quasi due di tappe processuali.

Il conto più salato, 2 anni e 4 mesi, è per il responsabile unico del procedimento Giorgio Beccati a cui la procura contesta, oltre al capo di imputazione relativo al calcestruzzo (vedi articolo in basso), anche non aver controllato che ci fossero i presupposti normativi per approvare le perizie di variante, ritenute illegittime dalla procura (abuso d’ufficio), perché già comprese nel progetto originario. Lavori pagati due volte, quindi, che avrebbero provocato un danno economico di oltre 7 milioni di euro all’azienda Sant’Anna (il committente) e, per contro, un ingiusto profitto al Consorzio Prog.Este. A Beccati viene inoltre contestato il falso per aver redatto un verbale di approvazione del progetto esecutivo in cui si davano per acquisite, nel 2006, caratteristiche di conformità con la normativa vigente che sarebbero state assicurate solo in anni successivi. Infine, l’accusa di aver accettato prezzi nel computo metrico per oltre 2 milioni di euro riferiti a listini vigenti nel 2008, consentendo in questo modo a Prog.Este di percepire ingiustamente quasi 27mila euro.

Quest’ultima accusa è infatti condivisa, secondo il pm, con il presidente del consiglio di amministrazione di Prog.Este Ruben Saetti, per il quale è stata richiesta una condanna di 2 anni, comprensiva delle contestazioni sul calcestruzzo e sulle perizie di variante.

L’uso strumentale delle perizie di variante e i controlli della conformità del calcestruzzo sono le accuse mosse anche al direttore dei lavori Carlo Melchiorri, per cui la procura ha chiesto a sua volta una condanna a 2 anni.

L’approvazione di perizie di variante ritenute ingiustificate sono costate una richiesta di condanna a 1 anno e 6 mesi anche all’ex direttore generale dell’azienda Sant’Anna Riccardo Baldi.

Posizione più particolare quella del collaudatore Andrea Benedetti (chiesti 2 anni), accusato di abuso d’ufficio per non aver taciuto all’azienda ospedaliera di aver assunto incarichi incompatibili con il suo ruolo di esponente della commissione di collaudo. Invece di dimettersi, continuò a svolgere la funzione di collaudatore, incassando 112.000 euro senza averne diritto.

Il progettista di Prog.Este Giuliano Mezzadri e il collaudatore Fulvio Rossi condividono invece l’accusa di aver consentito l’utilizzo di un calcestruzzo non idoneo a garantire i cent’anni di durata dell’ospedale, e uguale per entrambi e stata la richiesta di condanna: un anno.

Un anno, ma con l’aggiunta di mille euro di multa, infine, per Guglielmo Malvezzi, Nicola Fakes e Roberto Trabalzini del Consorzio Cona (l’Ati a cui Prog.Este affidò la realizzazione dei lavori) per aver chiesto (e ottenuto) una compensazione dei prezzi del materiale nonostante i listini fossero bloccati, con conseguente danno per l’azienda Sant’Anna e altrettanto conseguente ingiusto profitto per il Consorzio Prog.Este.

Buona parte della requisitoria del pubblico ministero è stata dedicata alle perizie di variante, quelle perizie che, secondo l’accusa, sono servite non a migliorare l’opera o a risolvere problemi sorti in seguito a circostanze imprevedibili, ma a rimediare carenze e incompletezze del progetto esecutivo, comprese le prescrizioni antincendio avanzate dai vigili del fuoco o le normative antisismiche in vigore fin dal 2005, ma anche le alte tecnologie, i laboratori e il polo didattico, fino ad arrivare - ha sottolineato con ironia il pm - alle maniglie per le porte. Circostanze, ha aggiunto, emerse dalle dichiarazioni del responsabile amministrativo Marino Pinelli (già condannato a 1 anno in abbreviato per abuso d’ufficio), secondo cui «la PV5 e la PV4 sono fasulle, perché già comprese nella PV1, che a sua volta è fasulla perché già prevista nel progetto esecutivo». A sostegno del dolo da parte degli imputati, e «della collusione tra privato e pubblico ufficiale», il pm ha prodotto diversi brani di intercettazioni telefoniche, dalle quali - ha ribadito - emergono sia l’esistenza di problemi ed errori nella realizzazione dell’opera, sia le pressioni politiche da parte dell’allora presidente della Regione Vasco Errani per l’apertura dell’ospedale, sia la decisione di usare le varianti come contenitori in cui buttare tutto quello che doveva essere completato o corretto, anche pagando i lavori due volte.

Prossime udienze, per le arringhe difensive, il 23 febbraio, il 9 e il 23 marzo. La sentenza è attesa per il 27 marzo.

Alessandra Mura

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