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La procura indaga sulla vecchia Carife

La procura indaga sulla vecchia Carife

Indagine di truffa per la cessione di Banca Treviso: indagati gli ex dg Grassano e Gasparotto di Bpm, 4 perquisizioni in città

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La procura di Ferrara ha aperto un’inchiesta sulla cessione da parte di Cassa di Risparmio di Ferrara della Banca di Treviso alla Banca Popolare di Marostica: l’ipotesi contestata è la truffa aggravata e vede indagati gli ex direttori generali dei due istituti, Giuseppe Grassano e Gianfranco Gasparotto, ipotesi innescata dalla denuncia presentata nel 2014 dagli attuali vertici di Banca Marostica. Secondo l’ipotesi d’accusa per cui sono in corso verifiche da parte di procura, carabinieri e finanza di Ferrara, l’operazione di compravendita sarebbe stata sovrastimata nel valore di Banca Treviso, sulla base di un presunto accordo tra i due ex direttori generali. Il fascicolo aperto negli uffici di via Mentessi è coordinato al momento dal procuratore capo Bruno Cherchi e ha visto scattare nei giorni scorsi il primo atto tecnico in città, con 4 perquisizioni nella sede Carife, in una casa dell’ex dg Grassano e nelle rispettive case di altri ex dirigenti Carife che hanno seguito l’operazione di compravendita. Le perquisizioni sono state eseguite dai carabinieri del Comando Ferrara che però sono affiancati nelle prime indagini anche dalla Polizia tributaria della Guardia di finanza di Ferrara.

Quella cittadina è una inchiesta parallela a quella aperta a Vicenza per la quale l'ex direttore generale della Banca Popolare di Marostica, Gianfranco Gasparotto risulta unico indagato, al momento, dalla procura vicentina per l'ipotesi di reato di falso in bilancio.

Mentre nell’indagine di Ferrara condivide l’ipotesi di truffa aggravata con l’ex direttore generale Carife, Grassano, a seguito della denuncia presentata nel 2014 dalla nuova dirigenza di Banca Marostica.

Sul fronte veneto, le perquisizioni sono scattate anche a Vicenza, nelle abitazioni di Gasparotto, di altri due ex dirigenti di Popolare Marostica, al momento non indagati, e nella sede della Banca Marostica. Le due rispettive indagini sul falso in bilancio e sulla truffa hanno come minimo comune denominatore il prezzo pagato dalla Banca di Marostica alla partecipazione nella Banca di Treviso, venduta da Carife che ne era proprietaria (deteneva il 60% del capitale sociale) al prezzo di 38 milioni di euro. Un prezzo che secondo gli inquirenti potrebbe essere stato superiore a quello di mercato, e non a caso sulla questione vi è già stato in passato un contenzioso (come spiega il sito Bassanonet) davanti al tribunale arbitrale di Milano che il 18 luglio 2013 aveva condannato Carife a pagare a Marostica 10.4 milioni, restituzione risarcitoria che ha portato il prezzo definitivo a 28 milioni. Ma ciò che non tornerebbe, sarebbero anche le cifre indicate nel bilancio, inferiori rispetto alla cifra di acquisto: l’acquisizione risale al 2010, mentre i presunti falsi sarebbero stati reiterati per un triennio, dal 2010 al 2012, perchè sarebbe stata indicata la cifra più bassa. L’ipotesi di truffa, ricordiamo, è relativa al fatto che a Banca Marostica sarebbe stato fatto pagare un prezzo più alto del dovuto e che vi sarebbe stato un presunto accordo tra Gasparotto e Grassano per la compravendita di Banca Treviso ad un prezzo sovrastimato nel valore, ragion per cui, la parte offesa sarebbe l’attuale dirigenza di Banca Marostica.

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