Condannato il datore di lavoro violento
Burana, il dipendente voleva i suoi soldi, 3000 euro: l’agricoltore spazientito sparò per farlo desistere
BURANA. Nessuna estorsione, come aveva sostenuto la difesa. Ma l’eccesso ci fu, che si concretizzò con le maniere forti per far valere le proprie ragioni, e alla fine la condanna è giunta ieri mattina per il reato di violenza privata a 8 mesi per un agricoltore di Burana, Andrea Cattabriga, che minacciò con la pistola il suo operaio, per farlo desistere dal chiedergli i soldi, che lui come datore di lavoro gli doveva e che aveva promesso di dargli in un secondo momento. È finito così ieri mattina un processo curioso - anche dal punto di vista tecnico-giuridico - davanti ai giudici del tribunale Marini, Testoni e Attinà e il difensore dell’agricoltore Giuseppe Moretti. Il fatto si è consumato a Burana e vede protagonisti l’agricoltore e produttore di meloni e un suo operaio agricolo, un giovane marocchino che vantava un credito di 3.000 euro, per lavori eseguiti in campagna. La contesa tra i due è nata proprio dai soldi: il datore di lavoro non li aveva perché doveva monetizzare i raccolti, ed aveva firmato anche una scrittura privata in cui prometteva di far fronte al pagamento entro novembre 2011 e poi dicembre. Ma il dipendente li pretendeva, energicamente e allora si presentò a casa del datore di lavoro, dicendo di volerli incassare subito e che non si sarebbe mosso di casa senza andarsene con in tasca i 3.000 euro. Il datore di lavoro, che aveva mostrato le sue ragioni, a questo punto ha perso la testa, invece di chiamare i carabineri e far presente l'intrusione dell'operaio e la sua insistenza ingiustificata (a fronte degli accordi che c'erano tra loro) è passato dal parte del torto: ha impugnato la pistola e ha sparato all'operaio. Senza volerlo colpire, per minacciarlo e farlo desistere. Per fortuna ha sparato a terra ma l’operaio raccolse il bossolo del colpo sparato, e denunciò poco dopo ai carabinieri il datore di lavoro, ieri condannato.
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