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Il viaggio di Severgnini nel teatro

Il viaggio di Severgnini nel teatro

Stasera (ore 21) il giornalista porta in scena il suo spettacolo al ‘De Micheli’

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COPPARO. Beppe Severgnini torna stasera (ore 21, teatro De Micheli, Copparo) in provincia. Insieme a Marta Isabella Rizzi e con la regia di Francesco Brandi, inscenerà "La vita è un viaggio", opera liberamente ispirata all'omonimo volume e a Italiani brava gente. Ma qui lo ricordano quasi fosse ieri, dato l'alto tasso di teatralità che c'era già nella presentazione dello scorso aprile in sala Estense, intanto che dialogava con Stefano Scansani, il direttore della Nuova.

Perché ha scelto il teatro per dare una direzione ai suoi ultimi libri?

"È un modo nuovo per me, stimolante. Mi obbliga a esercitarmi, a imparare, a tenere la mente sveglia. Insomma, a tanti interessa il paracadutismo, a me il palcoscenico: l'importante è prepararsi e non buttarsi "improvvisati"».

A cosa non rinuncerebbe mai nel suo bagaglio ideale?

«A quattro rotelle: conta avere un bagaglio dinamico. Né mai rinuncerei alla curiosità, alla quale poi tutto consegue, compresa la tolleranza nei confronti degli altri».

Mentre cosa manca nei bagagli degli italiani?

«In troppi danno il mondo per scontato; perciò ho optato per il plot letterario dell'uomo maturo che insegna alla giovane donna. Ho una grande passione per i ventenni di oggi, sebbene siano più da resort e meno da interrail e campeggio, come invece si faceva ai miei tempi. Levano l'avventura dal viaggio. Quando avevo 23 anni, venivo a trovare la mia amica Daria Bignardi in motocicletta e andavamo ai lidi».

Alla fine la soddisfazione sta sempre nella semplicità…

«Nei viaggi è fondamentale e impiegando tutti e cinque i sensi. E gli americani in questo sono maestri, a cominciare dal profumo di un bagno-schiuma che rimane legato a una esperienza».

Spesso i ragazzi confondono il viaggio con l'abbandono di casa.

«Ho spiegato che i viaggiatori si dividono in due categorie: i "montecristo", che evadono da dove stanno, e i "marcopolo", che esplorano l'altrove ottimisti. Il Brasile, ad esempio, è una risacca di "montecristo", di chi è fuggito dai propri insuccessi». (ma.bi.)

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