Troppi debitori insolventi E i crediti non si incassano
I dati del’annuario del Cds: il rapporto con gli impieghi è schizzato al 16,4% All’orizzonte, la nascita di una bad bank per rilevare i portafogli a prezzi ridotti
A Ferrara si soffre. Non tanto in termini generali, quanto piuttosto dal punto di vista creditizio. Qui hanno raggiunto livelli record le sofferenze bancarie, ossia quei crediti la cui riscossione non è certa poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili. Infatti la nostra provincia si segnala negativamente come quella con il valore di rischiosità più elevato della regione e comunque in una posizione al top anche a livello nazionale.
Secondo Bankitalia, come riporta l’ultima edizione dell’annuario socio-economico del Cds, a giugno il rapporto tra sofferenze e impieghi nel Ferrarese aveva raggiunto quota 16,4%, un livello decisamente preoccupante e superiore rispetto a quello fatto segnare a Rimini (13,7%), Piacenza (11,8%) e Modena (11,6); mentre molto più basso è il valore che emerge a Ravenna (7,2%) e Bologna (8%). La “corsa” delle sofferenze si è fatta impetuosa: a Ferrara nel giugno 2009 si era al 6,3%, percentuale aumentata di anno in anno al 7,1% del 2010, all’10,1% del 2011 e al 12,4% del 2012 e al 14,2% del 2013.
In termini assoluti in provincia le sofferenze avrebbero superato complessivamente la soglia del miliardo di euro, mentre a livello nazionale siamo ormai oltre i 180 miliardi. Tanto che pare certa la prossima realizzazione di una “bad bank” (letteralmente, “banca cattiva”), ovvero una società costituita allo scopo di acquistare a prezzi ridotti ampi portafogli di crediti problematici dagli istituti, consentendo a questi ultimi di scaricarli dai propri bilanci. Pochi giorni fa il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha dato il via libera all’operazione, e sarebbe alle viste anche un sì dell’Unione Europea che non vi ravviserebbe un indebito aiuto di Stato. Anche se non mancano le analisi critiche di chi considera la “bad bank” un sistema di salvataggio delle banche private finanziato in gran parte con denaro pubblico.
L’incremento dei crediti deteriorati o incagliati è dovuto, principalmente, al perdurare della stagnazione. Si tratta a tutti gli effetti di uno dei prezzi della crisi e di un macigno che rischia di soffocare la ripresa nella culla: quanto più salgono i crediti in sofferenza tanto più le banche devono svalutarli a bilancio (predisponendone le relative coperture) e per limitare i danni si tende a concedere nuovi impieghi solo ai clienti, famiglie e imprese, considerati “meno rischiosi”. A livello locale la tendenza, più accentuata che altrove, incrocia sicuramente la crisi della Cassa di Risparmio di Ferrara, dal maggio 2013 in amministrazione straordinaria. L’annuario del Cds offre qualche altro dato sulla situazione creditizia in provincia. «Per quanto concerne la dinamica degli impieghi – scrive Lorenzo Bocchi, analista di Prometeia – nel corso del 2014 si è registrato un inasprimento della contrazione (-4,82% contro il -2,56% del 2013), dovuto principalmente a una riduzione della domanda di finanziamenti alle imprese, che proseguono il trend di decelerazione, con similitudini rispetto alle tendenze analizzate a livello nazionale. Dal lato dei depositi si assiste a un incremento in termini assoluti (-1,21%) degli stock, dovuta principalmente al settore delle famiglie».
Fabio Terminali
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