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Carife, l’aiuto-ponte delle altre banche

Carife, l’aiuto-ponte delle altre banche

Se non ci saranno compratori pronti il 26 maggio potrebbe intervenire temporaneamente il Fondo di tutela dei depositi

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La soglia dei 100 giorni è una barriera psicologica basilare per qualsiasi conteggio alla rovescia, e il caso Carife non fa eccezione. Succederà domani, visto che il commissariamento scade improrogabilmente il 27 maggio, e quel giorno la banca dovrà essere in grado di tornare pienamente sul mercato. L’ipotesi alternativa, cioè la liquidazione per assenza di requisiti patrimoniali all’esercizio del credito, è stata più volte ed esplicitamente esclusa da Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, assieme a quello dello spezzatino di sportelli da dividere tra varie banche. Quindi resta da capire in che maniera, a partire da fine maggio, Carife possa riprendere l’attività senza l’ombrello dell’amministrazione straordinaria che, è il caso di ricordarlo, consente di tenere il patrimonio al di sotto dei parametri indicati dagli organismi di controllo e rinviare il pagamento di debiti di ogni genere. Dal 27 maggio, anzitutto, dovrà essere operativo un nuovo consiglio di amministrazione ed è compito dei commissari creare le condizioni per ricostruirlo. Chi saranno i componenti del Cda post-commissariamento? Da codice civile sono gli azionisti ad avere il potere di nomina, quindi, ad oggi, ancora la Fondazione Carife, che detiene la maggioranza assoluta delle azioni.

L’afflusso di capitali freschi per sostenere gli indici patrimoniali dopo l’inevitabile abbattimento derivato, soprattutto, dal carico dei crediti deteriorati in arrivo da Commercio&Finanza, determina però l’esigenza di nuovi e “pesanti” ingressi nell’azionariato. In definitiva, a scegliere i nuovi vertici non sarà la Fondazione ma la banca che nel frattempo avrà acquisito la maggioranza delle azioni Carife, e provveduto appunto alla ricapitalizzazione. Ipotesi sull’identità di questa banca ne sono state fatte tante in questi mesi, nessuna dopo Popvicenza e Caricento, che oggi sono defilate, si è affacciata al dataroom per analizzare i crediti: e 100 giorni sembrano proprio pochi.

Se non ci fosse nessuna soluzione pronta, nemmeno dopo il 31 marzo, data che i commissari hanno fissato per ufficializzare la cessione dei crediti della società di leasing, si potrebbe profilare una soluzione-ponte. Si tratta dell’ingresso nel capitale Carife del Fondo interbancario di tutela dei depositi, il consorzio tra le banche italiane nato per soccorrere gli istituti in difficoltà. Il suo statuto prevede espressamente questa forma di sostegno di una banca in amministrazione controllata, «quando sussistano prospettive di risanamento e ove sia prevedibile un minor onere rispetto a quello riveniente dall’intervento in caso di liquidazione». In quest’ultimo caso, infatti, il Fondo dovrebbe rifondere tutti i conti correnti fino alla soglia di 100mila euro. L’ingresso in Carife, con fondi sufficienti a garantire il riequilibrio patrimoniale, sarebbe comunque temporaneo, in attesa dell’arrivo di un compratore, che avrebbe però più tempo per studiare anche operazioni complesse. Sarebbero uomini del fondo a gestire l’interregno.

Stefano Ciervo

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