La Cassazione: quell’uomo non va estradato in Serbia
Residente in città era stato arrestato su mandato internazionale di cattura Accolta la tesi del suo legale: era un perseguitato, non uno spacciatore
Èra stato arrestato alla fine di aprile dello scorso anno, a seguito di un mandato di cattura internazionale, per spaccio di stupefacenti. E doveva essere estradato in Serbia. Ma la corte di Cassazione si è pronunciata a suo favore con la motivazione «che non sussistono le condizioni per l’estradizione». Si è conclusa così, con un lieto fine, la vicenda di un serbo di 37 anni, un artigiano che vive da tempo in città e che aveva denunciato un prete per molestie sul figlio minorenne.
All'uomo erano contestate due cessioni di marijuana nel 2007, con l’Interpol che aveva emesso a suo carico un mandato di cattura internazionale per spaccio di stupefacenti in Serbia, suo Paese d'origine. Ma fin dal momento dell’arresto erano emerse alcune incongruenze, in quel mandato internazionale, contro cui il difensore del 37enne, l’avvocato Giovanni Montalto aveva immediatamente preannunciato ricorso. E il 10 febbraio la Cassazione, cui l’avvocato Montalto è ricorso, ha dato ragione all’artigiano.
Tra l’altro, fin dal momento dell’arresto, il giudice, dopo la convalida del provvedimento aveva rimesso l’uomo in libertà, non ritenendo di dover applicare alcuna misura cautelare.
già nei giorni immediatamente successivi l’avvocato Montaldo aveva ricordato che il suo assistito quando arrivò in Italia, chiese asilo politico per motivi umanitari segnalando anche di essere «vittima di una persecuzione da parte delle autorità governative del suo Paese». Allora i termini per riconoscere la persecuzione non vennero ravvisata, ma a parere del legale la vicenda legata al mandato internazionale per spaccio di stupefacenti era «un campanello d'allarme».
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