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La lunga rincorsa di Vitellio verso il Pd

di Marcello Pradarelli
La lunga rincorsa di Vitellio verso il Pd

A 19 anni è arrivato dal Salento per studiare Economia. Ha fondato il sindacato degli studenti. Ora vuole guidare il partito

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La frase che lo perseguita è “I vitelli dei romani sono belli” che sembra italiana mentre - come sanno quelli che hanno fatto il classico (o lo scientifico) è un trabocchetto in latino: Va o Vitellio al suono del dio romano della guerra. Oppure, se preferite, Va o Vitellio al suono di guerra del dio romano. Anche per Luigi Vitellio, al pari del generale e imperatore romano Aulo Vitellio Germanico, è giunto il momento di andare alla guerra per prendersi la guida del Pd ferrarese, che Calvano si appresta a lasciare ora che ha intrapreso la carriera regionale.

Ha preso una lunga rincorsa Vitellio, qualcosa come 889 chilometri, che stando a Google Maps è la distanza stradale precisa che separa Galatina (Lecce) da Ferrara.

Dicono i suoi biografi che il ragazzo del Salento, dopo aver conseguito il diploma al liceo classico “Pietro Colonna” della sua cittadina, ambisse alla Bocconi di Milano. Senonchè scoprì che anche l’Università di Ferrara - a costi e rischi decisamente inferiori - offriva un corso di laurea in Economia applicata e delle istituzioni internazionali, proprio quello che andava cercando.

Fu così che nel 2001, a diciannove anni, Luigi Vitellio - figlio di Giovanni, titolare di un ricamificio, e della bibliotecaria Angela - arrivò a Ferrara. Tre anni dopo si era già laureato nella facoltà fondata da Patrizio Bianchi, che ha sfornato anche i dottori in economia Luigi Marattin e Paolo Calvano.

Ha già fatto sapere che quando diventerà segretario (lui dice «se diventerò mai segretario») vuole mandare le nuove leve del Pd alla Scuola di formazione politica perchè per salire i gradini della scala non bisogna solo essere campioni di preferenze - che poi uno chissà dove e come le va a raccattare - ma sapere anche cosa è il Tuel (testo unico degli enti locali) e come funziona un’azienda pubblica. «Una classe dirigente ben selezionata - lo hanno sentito dire all’ultimo direttivo provinciale del 10 febbraio - è l’antidoto a quel che è successo a Roma Capitale». Traduzione: se non c’è il Partito si fa strada l’arrivismo più sfrenato. Partito è scritto in maiuscolo mica a caso. Lui nel Partito Democratico ci crede. È un nativo democratico. Non ha mai avuto altro partito al di fuori del Pd. Anche se i suoi denigratori - ma anche qualche amico caro - coglie in lui, in quegli occhiali dalla montatura classica, in quell’abbigliamento così sobrio, quasi demodè, un riflesso da oltrecortina. Forse un piede nel passato ce l’ha, ma anche lo sguardo dritto aperto nel futuro, come cantava Pierangelo Bertoli (che però non è nella sua play list). Un esempio di connessione tra innovazione e tradizione? Da studente è stato tra i fondatori di Rua, la Rete universitaria attiva, il nuovo sindacato degli studenti. che poi ha stretto un patto - il primo in Italia - con la Cgil ferrarese per dare ai ragazzi iscritti al Rua gli stessi servizi dei lavorati con la tessera della Cgil.

Il pioniere del Rua ferrarese lo ritroviamo qualche anno dopo a Roma come responsabile nazionale organizzativo di Udu-Rua. Quando torna a Ferrara, due anni dopo, è già nato il Pd e lui finisce nella reta attiva del partito. E’ il segretario cittadino e capogruppo Simone Merli a volerlo al suo fianco all’organizzazione. E subito dopo, la data per la cabala è 11/11/11, è Calvano a reclamarlo in segreteria provinciale, sempre all’organizzazione. Vitellio ci sta e intanto si mette a lavorare come consulente finanziario di Assicoop, poiché disporre di una rete protettiva conviene sempre quando ti butti in politica.

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