Crac Costruttori, in aula per il processo bis
Da lunedì l’appello per il «buco» della Coop. I legali di parte civile: Donigaglia e Ricci hanno carpito la fiducia dei soci con atti fraudolenti
Riparte domani il processo d’appello per il crac Coopcostruttori che vede 23 persone imputate a vario titolo per una serie infinita di bancarotte e falsi in bilancio: tra questi ovviamente i massimi dirigenti, Giovanni Donigaglia e Renzo Ricci Maccarini, condannati in primo grado (solo parzialmente per il crac) i funzionari coop, i responsabili delle società di revisione e chi aveva ruoli nei cda delle società Cir, Messidoro e Progresso. Il processo, infatti, riunisce, non come avvenuto in primo grado, i processi del gruppo Costruttori (4 in uno). Protagonisti saranno ancora una volta gli ex soci, parte civile. Ci saranno i soci Carspac2 all’esterno della Corte d’appello a protestare «con i soliti cartelli» e soprattutto i soci rappresentati da un gruppo di legali ferraresi che fanno capo all’avvocato Claudio Maruzzi che ieri ha anticipato le aspettative del processo: « Abbiamo chiesto alla Corte di Appello - spiega Maruzzi - che venga riconosciuto ai soci anche il danno patrimoniale, legato agli investimenti in Apc e al prestito sociale dissolti nella voragine del crac, danno che si ritiene sia stato ingiustamente riconosciuto all’amministrazione straordinaria e ad un aumento del danno morale legato alle sofferenze patite non solo per la gravissima perdita economica». Perchè, ricorda il legale «il danno è rappresentato anche dal tradimento degli ideali della cooperazione e della solidarietà, patrimonio della cultura e delle tradizioni del territorio argentano e ferrarese, poichè i dirigenti coop hanno carpito la fiducia dei soci, fraudolentemente alimentata da un teatrino che andava regolarmente in scena durante le assemblee della cooperativa, ben rievocate anche durante il processo di primo grado attraverso i video prodotti». «Contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale - critica Maruzzi - riteniamo, in pieno accordo con la Procura, che sia del tutto irragionevole l’assoluzione degli imputati dai reati di bancarotta fraudolenta da falso in bilancio e dalle altre operazioni dolose (emissione Apc e fattura scontate presso le banche per “far cassa”)». Il legale ricorda che «pur avendo accertato la condotta fraudolenta degli imputati non si ritiene sussistente il collegamento con il dissesto, manifestatosi quantomeno dal 1998, essendo state tutte le predette operazioni frutto di una strategia mirata a mantenere in vita a tutti i costi la cooperativa, quando si era ben consapevoli che il dissesto era irrimediabile». «Del tutto irrealistica è - infine - l’affermazione contenuta in sentenza secondo cui non si può escludere che le banche, anche se avessero avuto a disposizione i veri bilanci, non avrebbero comunque trovato modo di finanziare ugualmente la coop».
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