E qualcuno aspetta qualcun altro
In attesa di un compratore. È la posizione che la fatalista Ferrara mi pare stia assumendo come regola: per l’Area Vasta è in attesa che qualcuno passi e ci aggreghi; per le Province unificate aspetta quella che ci traini; per l’Asl, che rischia di andare a rimorchio e sotto il controllo di Bologna; infine per la Carife che, appunto, è in attesa di un compratore.
Proprio quella della Cassa di Risparmio è la storia più passiva che c’è. Ricordo nel giugno scorso quando la Nuova squarciò il velario di silenzio che ammantava il commissariamento il quale ormai aveva compiuto un anno. Silenzio, vuoi per sacrale rispetto della severissima Banca d'Italia, vuoi per l’arcaico stile locale del “do not disturb”. Eppure la storia dell’istituto di credito materpaterno di corso Giovecca era tesoro nostro, è affare nostro, problema e dramma nostro.
Ricordo che nel giugno scorso alla sveglia fatta squillare, ruggire, barrire dalla Nuova nelle orecchie della città e del territorio, la reazione fu emotiva. Larga e pronta. Si mobilitarono tutti - con la cera di chi si è appena svegliato - con altisonanti dichiarazioni e solenni pronunciamenti del mondo politico, economico, sindacale e culturale. Ora quella reazione emotiva s’è fatta commotiva (transitoria perdita di coscienza). Ferrara si è assuefatta all’assenza pulsante del suo antico istituto-salvadanaio.
C'è sempre qualcuno che spera o immagina che qualcun altro stia agendo con riservatezza e in gran segreto per salvare Carife. Forse i due commissari che non si sbottonano ma trasmettono ottimismo (pare). Forse il sindaco Tagliani sta muovendosi, ma non può manifestarlo.
Forse il presidente della Fondazione Carife Maiarelli è impegnato in qualche iniziativa che però non può pubblicizzare. Forse la Popolare di Vicenza attende il momento opportuno per rientrare in scena, come la Cassa di Risparmio di Cento, e probabilmente la Popolare dell’Emilia.
Tutto è così effimero e attendista da averci convinto ad inaugurare un mesto countdown, cioè il conto alla rovescia, che ci accompagnerà fino al 27 maggio 2015, quando scadrà il biennio di commissariamento e si apriranno orizzonti incogniti. Lo abbiamo scritto ieri: o interverrà un’altra banca a rilevare il controllo e ricapitalizzare Carife; o entrerà in campo il fondo interbancario di tutela dei depositi per una partecipazione temporanea al capitale; oppure non si concretizzerà alcun intervento e così la banca verrà posta in liquidazione. Inevitabile la stessa condizione che gira come una trottola: in attesa di un compratore.
Ma è davvero possibile che un simile patrimonio, una tale impresa, un riferimento così fondamentale, siano lasciati andare, svanire in assenza di suoni e rumori? Dalla sede di corso Giovecca si può apprendere che altri non hanno avuto accesso alla data room, cuore dei numeri vitali di Carife. Cioè, dopo la Popolare di Vicenza e la Cassa di Risparmio di Cento, che hanno potuto visionare i conti con l’invio di propri specialisti, e con la dichiarata aspirazione all’acquisto, nessun altro s’è fatto vivo.
Per questo eventuale deserto la Nuova ha cominciato a contare: oggi mancano 100 giornate alla fine del commissariamento e a qualsiasi epilogo. Fare i giornalisti implica la non sopportazione del linguaggio in codice e dei messaggi cifrati che sembrano incrociarsi nel cielo sopra Ferrara e di Carife. È doveroso riportare questa non ovvia risposta del presidente della Fondazione Maiarelli alla nostra ovvia domanda: “Ancora in attesa di un compratore?”. Replica: “Il tempo è galantuomo”. Ma anche breve, cari ferraresi.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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