L’omaggio a una donna che ha scritto la storia
Sala gremita per la presentazione del libro su Lidia Bellodi che è stata tra le protagoniste dell’assalto al municipio nel febbraio 1945
BONDENO. La vita di Lidia Bellodi è quella di una donna che ha visto per 90 anni il mondo cambiare intorno a sé. Usa queste parole, il segretario Anpi e autore della sua bibliografia, Bracciano Lodi, per tracciare i il profilo di una donna straordinaria. La quale, all'alba dei 90 anni, è ancora pronta a trasmettere valori autentici alle nuove generazioni. Lo ha fatto anche ieri mattina, alla sala 2000, davanti a tanti studenti e al consiglio dei ragazzi, ma anche «ai tanti amici, che a Bondeno ho ritrovato, quando ritornai nel 1993», ammette Lidia.
Una storia la sua, descritta da Giancarlo Saccomandi (Anpi), non solo contraddistinta dall'azione del 18 febbraio 1945, in cui circa 200 donne assaltarono il municipio per distruggere i registri di leva, per evitare l'arruolamento forzato o la deportazione di figli e mariti. La quale valse al Comune la medaglia di bronzo al valore. Ma fatta anche di lavoro, fatica, fame e sofferenza.
L’assessore alla scuola, Francesca Poltronieri, racconta dell'incontro con Lidia nel consiglio comunale straordinario, nel 2010, «in cui c'erano anche alcuni altri testimoni purtroppo oggi scomparsi. Lidia Bellodi, che nel libro si racconta, ha la capacità di emozionare. Tutti gli anni andiamo nelle scuole e Lidia non parla mai di quell'atto come qualcosa di eroico, ma lo era stato per chi, all'epoca, era poco più di ragazzino, durante gli spari della guerra, che oggi - si rivolge agli studenti - vediamo dal resto del mondo dallo smartphone, che però ci anestetizza e ci allontana dalla realtà». Ormea Lupi (Udi) ricorda, nel 70º anniversario dell’impresa, i gruppi di difesa delle donne, che hanno organizzato l'atto del 18 febbraio: «Sono state circa 80mila, dando supporto alle famiglie dei deportati, creano sabotaggi, organizzano scioperi e danno appoggio alla lotta partigiana. Sono state la prima grande organizzazione sociale di donne, composta senza discriminazioni. L'Udi (in sala c'è anche Liliana Zagagnoni, che consegnerà una pergamena a Bellodi e una «mimosa fuori stagione») nasce da quel primo esperimento politico realizzato dalle donne». Un'altra grande di quella generazione, fu Silvana Lodi, detta "Carla", che in Lidia "aveva visto una risorsa." L'incontro con Carla sarà lo snodo che portò Lidia ad essere protagonista della Resistenza. Il volume "Lidia Bellodi. Memorie di una donna coraggiosa" traccia una storia, in cui Bracciano Lodi, ed Edmo Mori hanno voluto fissare le «parole semplici e incisive, forti e concrete», che Lidia sa pronunciare. Parla di com'era la vita melle campagne bondenesi. Si parla della scarsità di cibo, delle case coloniche, che ospitavano molte persone. Poi, la scelta di Lidia (e del padre), di entrare Resistenza. Lidia Bellodi parla in particolare agli studenti, li invita a studiare la storia, servita a forgiare un'identità; ricorda l'esperienza di Sandro Pertini, e invita i giovani ad essere protagonisti della propria vita. Si commuove, infine, quando Simonetta Malaguti e Lorenzo Guandalini interpretano alcuni versi del libro. Rileggendo anche le lettere dal fronte del marito, Rino. Parole, ma pesanti come pietre, da ieri impresse definitivamente nella storia locale. (mi.pe.)
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