«Microcriminalità, stato d’emergenza»
La risposta-provocazione di Caprini (Sap) ai politici: servono uomini e mezzi non pudori ideologici o scritte luccicanti
Ormai tutti ne parlano: di sicurezza e criminalità, soprattutto i politici di casa nostra, dando suggerimenti e consigli a volte anche a sproposito. Ecco allora la risposta che diventa provocazione di Luca Caprini, segretario provinciale del sindacato di Polizia, Sap. «Noi non siamo politici, ma ci permettiamo di dare a nostra volta un suggerimento: ci si adoperi affinché a livello delle istituzioni locali venga riconosciuto lo stato di "emergenza microcriminalità" in aree sempre più vaste della città. Purtroppo, da quell'orecchio, in tanti sembrano non potere (o volere) sentire».
Urla senza risposte. Perchè dichiarare l’emergenza significherebbe trovare risorse, personale e mezzi per far fronte alla microcriminalità, problema sempre più urlato dai cittadini, non solo nella zona Gad. Caprini riflette ad alta voce e si confronta col consigliere comunale Maria Baraldi, del Pd che in una lettera alla Nuova, sulla Gad diceva che associare il numero di detenuti presenti nelle carceri ai reati legati alla condizione di immigrati e alla violazione di norme che riguardano stranieri, «non è un dato, è una illazione».
Tra stranieri e italiani. Caprini quasi sbotta e risponde sottolineando che non esistono reati o trattamenti penali diversi tra italiani e stranieri, che non esiste più il reato di immigrazione per cui dal 2011 nessuno viene più arrestato e poi per il decreto svuota carceri che ha liberato migliaia di persone «numerosissimi stranieri tutt'ora ristretti in prigione non ci sono finiti perché stranieri, ma perché si tratta di stranieri che hanno commesso reati gravi».
Sono solo reati gravi. Reati che sono furti, spaccio, droga, rapine e via cantando. «Ad alcuni forse piace pensare - aggiunge Caprini -, ma soprattutto affermare, che è la stessa cosa, ma non lo è affatto».
Caprini puntualizza anche un intervento del consigliere Federico Balboni del M5S, quando parlando di Gad , sollecitava a «svincolare i poliziotti da questo ruolo di taxisti e snellire le procedure".
Vero, verissimo, ma non si riesce a farlo perchè c’è poco personale (Volanti, scientifica per fotosegnalamento, Immigrazione per controlli).
Poliziotti e non tassisti. «Non è il chilometro da percorrere tra Gad e corso Ercole 1° d'Este, il problema» ammonisce Caprini al paradosso sulle Volanti diventate taxi: «Molti dei nostri guai (e dei cittadini) derivano dal fatto che la maggioranza degli arresti è seguita da una liberazione immediata, dal notevole numero di individui che gironzolano senza documenti e della cui provenienza sappiamo poco o nulla, dall'aumento dei reati, delle contravvenzioni e degli atti contrari al semplice vivere civile: tutti comportamenti di chi ha ben capito che il nostro è il paese della formale durezza delle leggi, ma della sostanziale impunità».
Il paese delle impunità. In crescendo e concludendo, Caprini spiega che «servono più uomini e più mezzi, non una porta dove attaccare una scintillante insegna con la scritta "Polizia di Stato"». Quindi in ultimo l’invito al confronto, «siamo disposti a ragionare su ogni proposta, l'importante è che si approcci il problema con realismo e pragmatismo, ma al momento sembra che ci siano ancora troppi "pudori ideologici". Doveroso il confronto sulla sicurezza che è un bene di tutti».
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