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la partita delle nomine in regione

Sanità, sui manager Ferrara vuol dire la sua

ospedale Sant'Anna a Cona
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ospedale Sant'Anna a Cona

Senza condivisione col territorio i futuri direttori generali di Asl e Sant’Anna sarebbero più simili a commissari

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La nomina dei direttori generali di Asl e Sant’Anna non chiude la partita che in queste settimane si sta giocando attorno ai futuri equilibri della sanità regionale. La scelta dei nomi, è risaputo, rappresenta un passaggio tutt’altro che irrilevante per il territorio. Ma se è vero che i manager che prenderanno il timone delle aziende sanitarie ferraresi per legge rispondono del loro operato alla Regione è anche vero che durante il loro mandato non possono ignorare il raccordo con gli enti e le rappresentanze locali. L’organismo dove si svolge questa mediazione è la Conferenza socio-sanitaria territoriale, nella quale sono rappresentati la Provincia (l’attuale presidente è Tiziano Tagliani) e i Comuni.

È un dato di fatto che durante il duplice mandato Saltari-Rinaldi, giunto ormai agli sgoccioli, il piatto più pesante della bilancia lo ha occupato con fermezza e autorevolezza la Regione che in provincia, attraverso i due direttori, ha impostato una razionalizzazione ad ampio raggio fondata sulla riorganizzazione degli ambulatori, sulla riduzione dei posti letto, sulla chiusura di tre ospedali e sull’avvio delle prime Case della Salute.

Questo spiega perchè in questi giorni tra il Po, il Reno e il litorale si guarda con grande attenzione ma anche con qualche timore alle scelte che saranno compiute dalla giunta regionale (in particolare dall’assessore Sergio Venturi e dal presidente Stefano Bonaccini).

Due manager scelti da Bologna senza alcuna condivisione col territorio apparirebbero come due commissari più che come due tecnici incaricati della gestione ordinaria di un bene pubblico. Se poi il bene pubblico si chiama sanità allora si capisce ancora meglio perché dal territorio iniziano a levarsi le voci di chi teme che sulla terra degli Este si possa allungare l’ombra turrita di Bologna, area metropolitana marcata da obiettivi e interessi che possono incrociarsi e convergere con quelli di Ferrara ma anche entrare in potenziale conflitto con alcune sue peculiarità, università e sanità comprese.

Si è visto che mettere le mani sul riordino dei servizi offerti dalla rete sanitaria locale, anche se con l’intento di ricondurre la spesa entro i cardini della media regionale o di rispettare parametri definiti a livello nazionale, può generale effetti collaterali. Li conoscono bene a Comacchio (ex ospedale S. Camillo), a Lagosanto (ospedale del Delta), a Copparo (ex ospedale S. Giuseppe), a Bondeno (ex ospedale Borselli) e a Ferrara (trasloco del Sant’Anna dal capoluogo a Cona). In questi Comuni, con sfumature e intensità variegate, la reazione civile, dalla costituzione di comitati allo stillicidio quasi quotidiano della protesta, si è fatta sentire bene, fino all’occupazione fisica di spazi pubblici (Comacchio).

La disponibilità di servizi sanitari accessibili ed efficienti sul territorio può semplificare il lavoro degli amministratori politici, altrimenti costretti a rincorrere in un modo o nell’altro le iniziative di chi protesta o contesta.

Così dietro al nome di Edgardo Contato, ex direttore sanitario dell’Asl estense oggi con un incarico in Area vasta (Ferrara-Bologna-Imola), si coglie la “manina” degli enti locali che su una materia delicatissima come la sanità vogliono avere più voce in capitolo che negli ultimi quattro anni, quando la Regione ha imposto la sua linea additando ritardi, sprechi e inefficienze definiti non più tollerabili nè da Bologna nè da altre province emiliane, come aveva spiegato con tono quasi marziale l’ex assessore regionale Carlo Lusenti nel corso di una vivacissima riunione della Conferenza sanitaria territoriale. In effetti alcuni giorni fa si sono riuniti per una consultazione informale alcuni sindaci del territorio.

Il pour-parler serviva a stabilire se tra gli amministratori locali (5-6 quelli che hanno partecipato al mini-raduno) sono possibili convergenze a sostegno di una candidatura locale da “suggerire” a Venturi e Bonaccini. Da quell’incontro è uscito il nome di Contato. «Competente e buon conoscitore della sanità ferrarese», le referenze da consegnare in Regione. Da Bologna, intanto, i rumors riportano il nome di uno dei papabili, Massimo Annicchiarico, direttore sanitario dell’Asl felsinea mentre una seconda ipotesi inquadra la possibilità di un direttore “rosa”, una donna che andrebbe a bilanciare nel quadro generale (sono una ventina gli incarichi da rinnovare) la rappresentanza di genere. Si dice che Bonaccini & C. abbiano espresso la volontà di chiudere la pratica-direttori entro l’1 marzo.

Gioele Caccia

 

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