La Nuova Ferrara

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Capitale privato per le imprese

Il bando della Camera di Commercio per favorire i fabbisogni finanziari

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Finita la stagione dell'investitore pubblico, le imprese ferraresi cercano capitale privato. La via è tracciata, la percorre la Camera di Commercio la cui Giunta, presieduta dal presidente Paolo Govoni, ha approvato, martedì scorso (10 febbraio), il bando per favorire l'incontro fra i fabbisogni finanziari delle aziende in fase di sviluppo, con ambizioni di crescita, vocazione all'internazionalizzazione e fatturato del territorio e i potenziali investitori nazionali ed internazionali (fondi di investimento; family office; manager/investitori; business angels; ecc.).

«La disponibilità dei capitali necessari a finanziare un'azienda - ha sottolineato Paolo Govoni, numero uno della Camera di commercio - è il problema con cui quotidianamente si scontra la quasi totalità degli imprenditori. In un'economia globale, nella quale nascono nuove possibilità di fare impresa, è fondamentale superare i vincoli legati alla reperibilità di capitali. Il nostro obiettivo - ha proseguito Govoni - è proprio questo: traghettare le nostre imprese dalla fase di avvio a quella di creazione di valore, tappa imprescindibile per continuare a rimanere competitive».

Le attività offerte dalla Camera di commercio riguarderanno, in particolare, la messa a disposizione di un servizio di matching, anche attraverso il ricorso a piattaforme IT e web, per l'incontro tra la domanda delle imprese ferraresi e l'offerta di potenziali investitori; l'organizzazione, in collaborazione con le associazioni di categoria, di eventi di presentazione delle imprese agli investitori per cogliere eventuali opportunità di investimento, intese sia come eventuali aumenti di capitale sociale, sia come contatti commerciali, sia come possibilità di ingresso in attività di altre imprese; l'assistenza specialistica utile a consentire agli imprenditori di sviluppare la propensione/capacità di raccogliere fondi e azionariato esterno (la cosiddetta "investor readiness") e di riuscire così ad affacciarsi sui mercati internazionali in maniera vincente.

Intanto, gli investitori esteri tornano a guardare alle aziende italiane e soprattutto lo fanno con un orizzonte temporale di medio periodo. E' l'elemento-sorpresa che spicca dalle statistiche dell'Aifi, l'associazione italiana che riunisce 170 società attive nel private equity (l'ingresso in aziende a capitale privato per supportarne lo sviluppo) e nel venture capital (le operazioni su attività di piccole dimensioni ai primi stadi di crescita e con alto potenziale): nel primo semestre 2014 - fa sapere la Camera di commercio - i fondi che hanno raccolto i capitali da impiegare entro i prossimi 5-7 anni in Italia hanno ottenuto sottoscrizioni per 221 milioni (il 51% del totale), cifra nettamente superiore all'intera raccolta effettuata dal private equity italiano nel 2013 presso soggetti esteri, che si attestava a 162 milioni.

Nel primo semestre dell'anno appena trascorso, hanno subito un'accelerazione anche gli investimenti effettivamente realizzati dai fondi internazionali: i private equity esteri hanno concluso diciannove operazioni su aziende italiane impegnando 1,037 miliardi di euro.

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