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Ferrara

Crac Coop, in piedi e a caccia di sedie

di Daniele Predieri
Crac Coop, in piedi e a caccia di sedie

Caos in aula ieri alla prima udienza del processo: gli avvocati protestano, i giudici si scusano e scatta il ‘fai da te’ per sedersi

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BOLOGNA. Se non fosse per quel miliardo di euro inghiottito nel crac di quella che fu la più grande cooperativa rossa italiana e per il dolore e la rabbia mascherati di chi ancora spera nella «vera verità» e si bagna sotto la pioggia davanti a cartelli che non attirano nessuno, sembrerebbe di essere ad una rimpatriata tra vecchi compagni .

Nell’aula Occorsio della 1a sezione Corte d’appello di Bologna, tutti si conoscono, tutti si salutano. Tutti soprattutto si incrociano. E non potrebbe che essere così, uno appiccicato all’altro visto che l’aula è piccola, troppo piccola per contenere oltre il centinaio di persone tra avvocati, imputati e soci Carspac, i truffati dei risparmi di una vita inghiottiti nel buco, le vittime del crac.

Così parte nel caos il processo d’appello per il crac Coopcostruttori, perchè nell’aula d’udienza non ci sono nè banchi nè sedie per tutti. E nemmeno i microfoni. In piedi, senza potersi muovere o appoggiare l’Ipad da qualche parte, sbottano subito i legali che protestano coi giudici e chiedono - l’avvocato Lorenzo Valgimigli primo tra tutti - in modo perentorio la sospensione dell’udienza: «E’ un nostro diritto nel rispetto del ruolo, avere minimi standard per svolgere la nostra difesa, prendendo appunti ad esempio, almeno mettendoci a sedere». Dopo Valgimigli (difensore di Ricci Maccarini) lo seguono gli altri e chiedono il rinvio ad altra data e in altra aula, più capiente e attrezzata.

I giudici stoppano il processo, si ritirano in camera di consiglio (spesso è il luogo per emettere sentenze, oggi usato per cercare sedie), escono e spiegano di non avere soluzioni, mentre il cancelliere aveva già anticipato che 40 sedie in più non c’erano. Ad un certo punto, è l’avvocato Melli (difesa Ria, società di revisione) che propone il fai da te: «Nell’aula a fianco ci sono sedie, prendiamo quelle!». Non si può su due piedi, perchè per decidere i giudici debbono avere autorizzazione dall’economato. Vanno in camera di consiglio, un paio di telefonate e la ottengono, dando il via libera alla caccia alle sedie. Comincia il via vai nei corridoi, coi legali che ironizzano col cronista che fotografa, «non pubblicherà mica le foto»: e perchè farle, allora! Eccolo un pezzo di giustizia non giusta anche questa, visto che- seriamente- in tanti dicono che si sapeva da mesi dell’udienza e della presenza di oltre un centinaio di parti processuali. Perchè allora non organizzare di conseguenza, in un’altra aula?

Tempo una decina di minuti, finisce la caccia nelle altre aule vuote il processo può cominciare, non prima del mea culpa: «Ci scusiamo per il disagio - allarga le braccia il presidente della Corte, Luca Ghedini - obiettivamente ci rendiamo conto delle difficoltà per voi e dell’imbarazzo per noi, nel dover gestire un processo in queste condizioni». Dopo la caccia, tutti a sedere tranne una parte dei soci truffati del Carspac2 (i più anziani, tra l’altro, in aula), contenuti nel piccolo spazio del pubblico. Il processo parte alle 11, dopo 2 ore di ritardo con la relazione del giudice Mori che si protrae fino al tardo pomeriggio per oltre 4 ore in cui sintetizza le tre sentenze del tribunale di Ferrara (condanne e assoluzioni) contro i 23 imputati per i fallimenti Costruttori, Cir, Progresso e Messidoro (società del Gruppo) per cui in appello sono stati accorpati tutti i processi: quindi il giudice Mori analizza i motivi d’appello della procura di Ferrara contro le assoluzioni per i reati più gravi, quelli delle parti civili (oltre 500 persone) e delle difese degli imputati. Il giudice legge per oltre 4 ore la relazione che verrà inviata nei prossimi giorni via mail alle parti: non si poteva evitare e darla per letta? No, il codice impone l’oralità. Di procedura penale e giustizia senza sedie, non sanno granchè i soci Carspac: «In tutti questi anni - dice sconsolato Tiziano Bolognesi, il più anziano di tutti - ho imparato come funziona la nostra giustizia». Alla prossima udienza potrà almeno sedere: è già prenotata l’aula Bachelet, la più grande della Corte d’appello.

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