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La metro non esce più in superficie

La metro non esce più in superficie

Sbloccato il cantiere a due anni e mezzo dal sisma ma l’Acmar rifiuta il contratto. Alberti (Fer): lavori da riassegnare

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Tre ditte finite nel tunnel, tredici anni passati invano, 33 milioni di lavori ancora da eseguire. Data di completamento: non solo sconosciuta, ma anche impreventivabile. Solo queste le cifre desolanti della più grande incompiuta di Ferrara, cioè l’interramento delle ferrovie Ferrara-Codigoro e Ferrara-Ravenna nel tratto di via Bologna, passaggio indispensabile per realizzare il collegamento metro tra la città e il polo ospedaliero di Cona. Numeri che andranno sicuramente aggiornati alla luce dell’informazione fornita ieri dalla Fer: «La ditta sotto contratto per la realizzazione dell’opera, l’Acmar di Ravenna, si è rifiutata di sottoscrivere l’atto di sottomissione per riprendere i lavori, e nel frattempo sta dismettendo l’intero ramo ferroviario. A questo punto l’obiettivo è la risoluzione del contratto il riassegnazione dei lavori il più rapidamente possibile» ha detto l’amministratore unico Sergio Alberti ai consiglieri comunali in commissione.

Fer era arrivata a convocare Acmar, prima il 24 e poi il 29 dicembre scorso, per riprendere il filo del discorso interrotto dal terremoto del 2012 e ricostruito pazientemente, in una sfibrante spola tra uffici e procedure, nel corso degli ultimi due anni. «Abbiamo dovuto adempiere ad una serie di nuove prescrizioni ministeriali dopo il sisma, tra le quali la sagoma del tunnel da cambiare, e poi da parte del Comune, come la riduzione del dislivello del tunnel con il piano strada, e della Rfi» ha spiegato Alberti, nel ricostruire l’iter burocratico. Le più impegnative sono state quelle allegate al nulla osta ministeriale di fine 2013 che chiedevano, tra l’altro, il parere obbligatorio dei Vigili del fuoco (l’amministratore di Fer ha raccontato di un ping pong tra uffici e comandi durato dieci mesi) e il nuovo quadro economico. I 5,3 milioni in più, che hanno fatto lievitare a 55 milioni il totale dell’opera, li ha tirati fuori la Regione con una delibera del luglio 2014, divenuta però operativa solo a novembre. Poi ci sono stati i nuovi espropri da parte del Comune, 3 privati per 4.950 metri quadrati in più (nella prima fase erano state espropriate 44 ditte per 43.537 metri quadrati), con il via libera al progetto da parte di Palazzo Municipale il 23 dicembre. A quel punto mancava solo la nuova firma con Acmar, e lì c’è stata la sorpresa.

«Qualche segnale lo avevamo avuto leggendo sui giornali delle difficoltà dell’azienda, sulle quali comunque non intendo entrare, e in effetti Acmar non ha firmato il 24 dicembre e nemmeno si è presentata il 29. Per noi è stata una mazzata - ha raccontato Alberti - Il 5 febbraio la Gcf ci ha poi comunicato ufficialmente di aver affittato l’intero ramo ferroviario Acmar, con l’eccezione del nostro metro. Perché? Non lo sappiamo, ma la nostra idea è che anche l’azienda abbia interesse a risolvere il contratto, anche se ci sarà lavoro per gli avvocati in quanto noi riteniamo di essere stati danneggiati (la fidejussione versata è di 1,8 milioni, ndr). Quello ferroviario è un settore speciale dal punto di vista della normativa sugli appalti, quindi abbiamo la possibilità di riassegnare più rapidamente i lavori. Ci vorranno sicuramente alcuni mesi ma non faccio previsioni, anche perché, in teoria, Acmar potrebbe ripresentarsi domattina per firmare». Il quadro economico resterebbe in questo caso fermo, anche grazie all’accorciamento del tunnel al di sotto del chilometro rispetto al progetto originario, ma in ogni caso serviranno due anni di cantiere per completare l’opera.

«Quadro terribile» ha commentato Francesco Rendine (Gol), che ha contestato Alberti sui tempi lunghi per adempiere alle prescrizioni, «le normative sono le stesse dal 2003, il sisma non c’entra». Fausto Facchini (Pd) si è espresso per una gara europea piuttosto che cercare scorciatoie, e l’assessore Aldo Modonesi è parso possibilista: «Queste opere sono figlie di un determinato periodo storico, il percorso Fer è stato condiviso ma a volte è meglio perdere qualche mese e ripartire con un tavolo sgombro».

Stefano Ciervo

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