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«La mia Ucraina in guerra Il popolo non lo merita»

La testimonianza di Tatjiana, assistente domestica da 14 anni in Italia «Mio figlio non va più al lavoro, se lo fermano lo mandano nell’esercito»

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Tatjana si gode un po’ di sole seduta su una panchina in viale Cavour, in quello che i ferraresi hanno ribattezzato il “giardinetto delle badanti”.

È una bellissima signora di 56 anni, con occhi di un verde trasparente e un’eleganza innata. Il suo Paese, l’Ucraina, è in guerra, un conflitto che la coinvolge molto più di altre sue colleghe, che provengono dall’ovest. «No, noi siamo vicine alla Polonia, quasi al confine, la guerra non è arrivata», spiegano a più voci.

Nella città di Tatjana, invece, la guerra si sta manifestando nel suo volto burocratico, non meno ottuso e spietato. A Melitopol, sorta durante il regno di Caterina II, vive la famiglia di Tatjana, e da due giorni suo figlio, 35 anni, non va al lavoro e non esce nemmeno di casa. «Teme di essere fermato per un controllo dei documenti: tutti gli uomini abili vengono mandati nell’esercito a combattere», racconta. Il suo nipotino ha 9 anni, e finora non ha avuto problemi a frequentare la scuola. Ma la guerra incombe, la paura cresce.

«Ho sentito mio figlio proprio oggi - prosegue Tatjiana - La tentazione è quella di salire in macchina e scappare, ma dove? Nonostante abbia un passaporto internazionale non può andare da nessuna parte. Da quando c’è la guerra, è entrata in vigore una legge che impedisce agli uomini abili di lasciare l’Ucraina».

Melitopol non ha conosciuto i bombardamenti, ma il passaggio dei carri armati «ha distrutto le strade e rovinato le coltivazioni nei campi. Ci sono state risparmiate le bombe, ma la vicinanza a Mariupol e Donetsk ci mette in una posizione critica, tra due fuochi. Una mia collega di recente è tornata in Ucraina per sbrigare alcune pratiche ed è stata costretta ad andare fino a Kiev perché Donetsk di fatto è bloccata, non può entrare nessuno». Tatjiana comunque è fiduciosa di poter tornare a sua volta in Ucraina dai suoi cari, come fa una volta all’anno.

Da 14 anni si è stabilita in Italia, prima a Mantova e poi a Ferrara. «L’Italia mi ha salvata - prosegue - All’epoca del disastro di Chernobyl mi trovavo a 16 km dalla centrale». Laureata in Economia, Tatjiana all’epoca lavorava per l’amministrazione statale ed era in viaggio di lavoro insieme a un altro dirigente. «Lui non ce l’ha fatta, è morto da tempo. Io sono stata contaminata ma qui in Italia mi hanno cambiato il sangue più volte, e sono sopravvissuta. Per questo, forse, ho una visione della vita un po’ diversa rispetto agli altri».

Lo si intuisce dalla serenità e dalla forza che hanno la meglio sull’ansia e la malinconia: «Non è giusto quello che il mio governo sta facendo al mio popolo. La mia città è stata fondata da Caterina di Russia, fin da piccola ho sempre parlato il russo, è assurdo imporci adesso un’altra lingua. Sarebbe come se, qui a Ferrara, qualcuno vi obbligasse a parlare il dialetto napoletano. Sì, può anche sembrare comico, ma non c’è davvero niente di cui ridere».

Alessandra Mura

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