«Dobbiamo cogliere l’attimo fuggente»
Il direttore Cna: fattori di mercato favorevoli possono invertire la rotta della crisi, segnali positivi vengono dall’occupazione
Anni di cinghia tirata, di investimenti ridotti, di difficoltà a far fronte alla continua pressione degli oneri e pagamenti. La recessione ha messo duramente alla prova tanta parte di piccole e medie imprese anche della nostra provincia, che ora rischiano di non farcela a cogliere al volo nuove condizioni di mercato più favorevoli alla propria crescita.
Per analizzare la situazione economica, sentiamo l’opinione di Corradino Merli, direttore provinciale della Cna.
Direttore Merli, condivide questo incipit sull’attuale fase?
«È vero il quadro sembra avviato ad un cambiamento per i prossimi mesi, e per ragioni in gran parte indipendenti dalle politiche nazionali del governo. L’abbattimento del prezzo del petrolio e del costo delle materie prime, l’immissione di grandi quantità di denaro liquido nelle banche ad opera della Bce, il cambio dollaro-euro più favorevole: tutto questo potrebbe portare benefici per l’economia e per le stesse nostre imprese. Ma le opportunità vanno utilizzate ora, non è detto che queste condizioni permangano a lungo».
Perché lei teme che le imprese rischino di essere lasciate indietro?
«Molte aziende hanno cercato di misurarsi con le nuove condizioni del mercato, innovandosi e puntando verso nuovi traguardi per il proprio business. Ma la maggior parte delle attività della nostra provincia esce da una lunga fase, che le ha costrette a mettere in primo piano priorità come la salvaguardia dei posti di lavoro e la stessa tenuta della propria azienda, il reperimento di liquidità necessario a far fronte ai pesanti oneri fiscali e contributivi, che tutt’ora gravano sulle imprese. Ce lo confermano i dati di Unifidi, la cooperativa di garanzia cui aderisce la Cna di Ferrara: sul totale delle operazioni deliberate nel 2014, l’89% è costituito da richieste di liquidità, mentre l’11% è per investimenti, non cambia di molto il rapporto percentuale sugli importi garantiti: l’85,7% riguardano le richieste di liquidità, il 14,3% investimenti. Un quadro che ormai si manifesta da qualche anno a queste parte».
Intravede, direttore, qualche segnale positivo all’orizzonte per il territorio ferrarese?
«Qualche segnale positivo sul versante dell’occupazione evidenzia a dire il vero la voglia delle imprese di ripartire, invertendo il lungo ciclo negativo degli ultimi anni. Infatti, a dicembre 2014, rispetto alla stessa data dell’anno precedente, il nostro campione di imprese sottoposte a continuo monitoraggio, ha registrato un sia pur leggero aumento dell’occupazione, pari ad uno 0,27%».
In sintesi, ciò che lei si chiede è se, in queste condizioni, con un deficit di capacità di investimento così prolungato, la maggior parte delle aziende sia in grado di utilizzare le opportunità di questa nuova fase.
«Le risorse delle imprese – sottolinea Merli - debbono potere essere rivolte agli investimenti destinati al proprio riposizionamento di mercato e al miglioramento della capacità competitiva. Più complessivamente, se la ripresa dell’economia provinciale e, quindi, il rilancio dell’occupazione, costituiscono una priorità assoluta, ritengo che risorse e scelte strategiche dell’intero sistema locale ferrarese - parlo delle Amministrazioni locali, a cominciare dalla Regione e delle banche – debbano essere concentrate soprattutto in questa direzione. Destinandole, in particolare, al sostegno e al rilancio della piccola e media impresa, che costituisce la quasi totalità del tessuto produttivo della nostra provincia. Da questo punto di vista, a fronte di una certa condivisione in linea generale, avverto una serie di limiti nell’azione pratica, dovuti innanzitutto alla difficoltà persistente di coordinare politiche e risorse sui grandi obiettivi di sviluppo del nostro territorio».
Occorre far presto, dunque, a decidere le priorità per l’economia di questa provincia. Ma il dibattito politico e istituzionale ferrarese sembra prendere, ultimamente, altre traiettorie.
«Ho letto con attenzione – dichiara Merli - la proposta del presidente della Regione Bonaccini circa la creazione delle cosiddette «aree vaste». Confesso che fatico a focalizzarne i fondamenti economici e giuridici, gli obiettivi sostanziali. Sono tutt’ora convinto che le alleanze territoriali, con un forte impatto sui territori, non si possano decidere a tavolino, senza tenere conto del complesso degli interessi delle forze economiche locali, a partire da quelli delle imprese. Da questo punto di vista, la Cna ha assunto una posizione più pragmatica e dinamica sulle aggregazioni e alleanze territoriali, che noi pensiamo debbano innanzitutto fare leva sugli obiettivi e sulla effettiva comunanza di interessi con territori limitrofi. E, dunque, ad esempio, per il rilancio del sistema turistico non si può prescindere dall’alleanza con il Ravennate e l’area romagnola, mentre per lo sviluppo del manifatturiero è indispensabile stabilire relazioni forti con l’asse emiliano e Bologna. Perseguire l’obiettivo di alleanze strategiche rigidamente predefinite, mette probabilmente in ombra la necessità di giocare fino in fondo, e in modo autonomo, il ruolo di Ferrara nel contesto regionale. Soprattutto, tenendo conto dei tempi stretti e dell’urgenza di dare quelle risposte che servono oggi alle imprese e alla nostra economia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
