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gremito il salone della caricento

«Le mafie sono entrate anche in Emilia»

«Le mafie sono entrate anche in Emilia»

Nando Dalla Chiesa: si possono sconfiggere con il coinvolgimento della società

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CENTO. «Con l'operazione Aemilia, è svanita un'altra illusione. La mafia non nasce solo dove c'è degrado sociale, ma nelle province coi migliori asili del mondo o eccellenti servizi sociali, scolastici e culturali. Qui, la ’ndrangheta è entrata ed è andata a riempire i vuoti, che siano economici, di qualità della vita, d'attenzione o di valori».

Martedì sera a Cento, con Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia della criminalità organizzata all'Università di Milano e presidente onorario di Libera, lente d'ingrandimento puntata sulla mafia, anche alla luce delle recenti operazioni in regione, con l’arresto di 117persone. Nel gremito salone della Caricento, Dalla Chiesa ha presentato il suo libro “Manifesto dell'Antimafia” e ha tracciato identikit e modus operandi delle organizzazioni mafiose. Ad accoglierlo, Franco Borghi dell'Associazione per la Pace Centopievese (promotrice dell'evento) e Mara Biondi che ha spiegato le attività del Presidio di Libera del Centopievese. Le ultime riguardano l'invio di 12 infissi a una scuola a Scampia (che aveva subito un furto) e Cento Passi, progetto con le scuole del territorio che vede aderire 37 class,, per intraprendere un percorso coi ragazzi nell'adozione di una vittima di mafia, e l'incontro con un familiare.

In sala, con le forze dell'ordine, il sindaco di Pieve di Cento (presidente Unione Reno Galliera) Maccagnani, il sindaco di Castello d'Argile Giovannini e il sindaco Piero Lodi, che ha annunciato la volontà del Comune di Cento di aderire alla manifestazione antimafia del 21 marzo a Bologna, per i 20 anni di Libera, con l'intitolazione di una piazza, e la recente adesione del Comune ad Avviso Pubblico. Per combattere la mafia, secondo Dalla Chiesa, occorre «prendere atto che la mafia esiste ed è pronta a conquistare i nostri territori. Serve aver voglia di capire e studiare questo avversario, che si vince non solo con forze dell'ordine e magistratura, ma anche col coinvolgimento attivo della società civile». Come a Roma e Milano, anche in Emilia «si scoperchiano le pentole: dentro c'è la mafia che ha saputo integrarsi con la società». Per il docente e parlamentare poi, la convinzione che «in Emilia, la presenza mafiosa sia stata per molto tempo sottovalutata. Seppur in modo non ancora uniforme come in Piemonte e Lombardia, in Emilia sono presenti 'ndrangheta, camorra, cosa nostra».

Poi una domanda: «Perché si è atteso tanto? Nella relazione trimestrale per la Commissione parlamentare antimafia - dice Dalla Chiesa -, c'è una mappa che assegna, alle province emiliane, un indice che denota una presenza mafiosa rilevante». E tra i segnali da riconoscere, l'incendio: «È il primo loro linguaggio. Solo nel 5% dei casi, le fiamme divampano per corto circuito o vandalismo». (b.b.)

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