«Portava allegria, “Charles” ci mancherà»
Comacchio, è morto a 67 anni Carlo Tomasi conosciuto e amato da tutto il paese
COMACCHIO. Tutti lo ricordano per il sorriso contagioso e la ventata di allegria che portava ovunque e anche su Facebook sono già centinaia le condivisioni con i commenti postati a margine della foto pubblicata dal Bar Filippo. Carlo Tomasi, meglio conosciuto in paese con il soprannome anglofono di “Charles Thomas” per il vezzo dell’artista che lo accompagnava, si è spento nei giorni scorsi, al culmine di una lunga malattia. Da giovane Carlo aveva fatto il sarto, ma le sue grandi passioni erano il canto e la poesia, divenute autentiche valvole di sfogo, dinnanzi alle crescenti preoccupazioni per la salute cagionevole. Mentre i gestori del bar Filippo ricordano Carlo per la sua allegria, qualcun altro, sulla medesima pagina Facebook, evoca la sua incontenibile propensione a raccontare barzellette, filastrocche in rima che proponeva anche quando incontrava amici per strada. «La scorsa estate era stato operato di cuore a Bologna – dice Luigi Zamboni – e da allora si è purtroppo visto sempre meno in piazza». Si era esibito per l’ultima volta con brani della tradizione folk, durante una festa organizzata lo scorso autunno dal “Duo Parmiani”, a favore del Circolo anziani Don Bosco. Le esequie funebri del comacchiese, che aveva da poco compiuto 67 anni si sono svolte martedì scorso nella concattedrale e tra coloro che hanno voluto portato l’estremo saluto c’era anche Luca Buzzi: «Eri una persona splendida – scrive Luca sul suo profilo Facebook – e ora che sei lassù fai cantare gli angeli. Oggi ero al tuo ultimo saluto e pensavo che ci fosse la chiesa piena e invece c’era poca gente. Ricordati che questo non è un addio, ma un semplice arrivederci. Ciao Carlo, ci mancherai». Carlo, che viveva da solo in piazzetta Barboncini, lascia la sorella Pasqua, ma lascia anche in Comune il ricordo di un uomo mite, buono, sempre propenso a scherzare e a salutare i dipendenti con una battuta. Visto l’aggravarsi delle condizioni di salute infatti, negli ultimi anni Carlo aveva beneficiato delle borse lavoro previste per legge dalle fasce protette e si era sempre distinto per la sua disponibilità, dando una mano al centralino e ai messi comunali. In tanti hanno appreso della sua scomparsa solo dopo che sono stati celebrati i funerali. «L’ho conosciuto quando andavo a trovare mia mamma a Codigoro – scrive Nives Cavalieri – e raccontava sempre barzellette; poi, una volta venuto a casa era andato a trovare mia mamma a casa. Era allegro e portava allegria».
Katia Romagnoli
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