Morta la moglie di Chailly
A 94 anni è scomparsa Anna Maria Motta, la storia di una dinastia di musicisti
Avrebbe compiuto 95 anni il prossimo mese di maggio Anna Maria Motta, moglie del celebre compositore ferrarese Luciano Chailly, madre di Cecilia Chailly, prima arpa della Scala a soli 19 anni, ma anche compositrice e scrittrice, di Floriana Chailly curatrice dell'archivio del padre e del maestro Riccardo Chailly direttore d'orchestra.
Con Anna Maria Motta Chailly, deceduta il 17 febbraio scorso, se ne va una dinastia illustre che ha abitato a Ferrara per oltre 200 anni, in quella casa in via Palestro all'angolo con via Mentana e che molti nominano ancora con affetto. Ed è Massimo Masotti, in arte Lodovico, a ricordare questa celebre dinastia che accompagnò la storia ferrarese degli ultimi due secoli dalla musica alla guerra, da quel palio rivoluto in terra estense da Italo Balbo fino a Nives Casati che ebbe l'idea del primo Lodovico. «Luciano Chailly nacque a Ferrara nel 1920 - racconta Masotti - e di lui sentii parlare anche da mio padre che si ricorda ancora del suo antenato, che arrivò a Ferrara come ufficiale dell'armata di Napoleone a seguito della campagna francese in Italia. Autore di lavori teatrali, sinfonici e cameristici, Luciano Chailly si diplomò in violino a Ferrara nel '41 e in composizione a Milano nel '45, laureandosi in lettere all'università di Bologna nel '43. Nel '48 seguì un corso di perfezionamento a Salisburgo con Paul Hindemith». Dal '51 al '67 fu in Rai in qualità di consulente e programmista, mentre svolse attività di direttore artistico in diversi enti lirici italiani, tra cui il Teatro alla Scala di Milano, l'Arena di Verona e il Teatro Carlo Felice di Genova. Fu anche critico musicale e di docente di composizione in diversi conservatori italiani, da Milano a Perugia fino a Cremona. «Nel 1954 - continua Masotti - iniziò un importante sodalizio con lo scrittore Dino Buzzati, il quale ha scritto per Chailly quattro libretti d'opera, ed ha spesso curato gli allestimenti scenografici dei loro lavori, componendo i soggetti di Mastro Don Gesualdo reso celebre da Enrico Maria Salerno. Ma il celebre compositore esordì proprio a Ferrara nel palio del 1933 come musicista, in quel palio voluto e ripreso da Italo Balbo nel quattrocentesimo anniversario di Ludovico Ariosto, quello stesso Balbo che diede l'idea a Nives Casati di creare il personaggio originario di Lodovico».
E proprio il nuovo Lodovico, Massimo Masotti, racconta una dinastia di artisti che continua a portare il nome di Ferrara fra gli spartiti dei più grandi teatri del mondo.
Federica Achilli
