La Nuova Ferrara

Ferrara

Il Jobs Act divide Cgil e Pd Più lontani Atti e Calvano

Il Jobs Act divide Cgil e Pd Più lontani Atti e Calvano

I segretari provinciali a confronto sulla riforma del lavoro voluta da Renzi Il sindacato: «In Italia non c’è più partito che rappresenti lavoro e lavoratori»

3 MINUTI DI LETTURA





Il giorno dopo l’approvazione da parte del governo dei decreti attuativi del Jobs act è guerra fredda tra Partito democratico e Cgil. Tanto che Paolo Calvano, davanti a una platea composta in larga parte da sindacalisti, esordisce con la citazione del discorso di De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi del 1946: «Prendendo la parola in questo consesso sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me», dice il capogruppo Pd in Regione. Alla sala della Musica il confronto con Raffaele Atti su «Partiti e sindacati nella società contemporanea», organizzato dall’Istituto Gramsci, slitta ben presto sull’attualità. Il segretario della Cgil parte all’attacco, tornando ai giorni della mobilitazione contro la riforma del mercato del lavoro: «Allo sciopero più partecipato degli ultimi dieci anni il premier ha risposto “noi andiamo avanti lo stesso”. Milioni di persone sono state trattate come gufi e iettatori», sostiene Atti. Secondo cui la cancellazione dell’articolo 18 e il via libera ai licenziamenti collettivi senza reintegra sono la manifestazione di «un governo la cui politica è il frutto dei documenti di Confindustria e di certi ambienti finanziari». Calvano dissente; prima osserva che va «intercettata una società che cambia e in cui soprattutto i giovani non si sentono rappresentati, anche per disinteresse del sindacato che ha preferito tutelare altri versanti del mondo del lavoro». Poi aggiunge che «certo, c’è un azzardo da parte del governo: ossia quello di provare ad allentare i vincoli alle imprese per renderle più competitive e spingerle a intercettare una ripresa economica che ci sarà, come ci lasciano pensare diversi fattori». «La scommessa – continua Calvano - è ridurre l’esercito di riserva dei disoccupati estendendo i diritti e favorire il trasferimento della ricchezza nella produzione e non altrove, accrescendo la responsabilità sociale delle imprese. Le esperienze fatte in questa regione, sia in passato sia nel nuovo patto per il lavoro avviato da Bonaccini con le parti sociali, possono aiutarci».

In precedenza il confronto, condotto da Roberto Cassoli, si era misurato sui temi della rappresentanza e della sua crisi. Con Atti a bocciare il progetto di riforma costituzionale («è tutta protesa in modo esplicito a favorire solo la governabilità e a ridurre i rappresentanti eletti: un forte colpo assestato al principio “una testa un voto”») e ancora una volta a punzecchiare il Pd: «Oggi siamo senza un partito che rappresenti il lavoro, ma nemmeno noi possiamo farci il nostro, non possiamo utilizzare strumentalmente il nostro insediamento», così il segretario della Camera del Lavoro frena ogni possibile ambizione politica della Cgil. Secondo Calvano «c’è una crisi di credibilità delle organizzazioni collettive che riguarda tutti; i cittadini non vedono l’efficacia dell’azione pubblica. Dobbiamo tornare ad agire in politica con disciplina e onore, come dice la nostra Costituzione: in Regione – sottolinea il consigliere ferrarese – la prima proposta di legge che abbiamo presentato riguardava la riduzione dei costi della politica».

Fabio Terminali

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google