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«Mio marito è morto e io non so perché»

«Mio marito è morto e io non so perché»

Franco Polati è stato portato a Cona per accertamenti: dopo tre ore dalle dimissioni il decesso improvviso

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VACCOLINO. Dimesso dal pronto soccorso di Cona, dopo diverse ore di accertamenti, con la rassicurazione che in lui non c’era niente che non andasse e rimandato alla struttura assistenziale dove era ospite per la malattia nervosa degenerativa che lo aveva colpito precocemente quattro anni fa è morto dopo tre ore.

Gian Franco Polati, di Vaccolino, aveva 72 anni ed è deceduto il 18 febbraio scorso, alle 15, nella struttura Asp di via Ripagrande a Ferrara, dopo essere stato dimesso, circa tre ore prima dal pronto soccorso di Cona, dove era stato portato per accertamenti e dimesso perché non era stato riscontrato nulla di grave. Ma di fronte a questa morte improvvisa e senza un perché la famiglia di Gian Franco, la moglie Mirella e la figlia Debora, vogliono delle risposte così le due donne si sono rivolte alla magistratura e sporto denuncia formale.

Tutto ora è fermo, incluse le esequie di Polati e la vicenda è già in mano al legale di un'infortunistica che opera a Codigoro e si occupa di casi di malasanità.

A raccontare la vicenda, con voce a tratti rotta dal pianto la stessa moglie di Gian Franco Polati, Mirella Simoni, 68 anni. I due erano sposati da 50 anni e lei non sa darsi pace di fronte alla perdita, apparentemente senza una spiegazione plausibile, del marito.

«Avevo visto mio marito martedì 17 febbraio - racconta la donna - era normale, non aveva nulla di diverso, faceva e diceva le stesse cose, compatibili con la sua malattia. Ci siamo salutati e sono tornata a casa. La mattina del 18, ha ricevuto una telefonata dalla struttura Asp dove mio marito si trovava, e mi è stato detto che stavano Gian Franco al pronto soccorso di Cona per degli accertamenti legati, stando a quanto riferito, ad un abbassamento di pressione legato al fatto che non parlava più. Mia figlia ed io siamo subito andate al pronto soccorso dell'ospedale di Cona per seguire Gian Franco. Mio marito è entrato al pronto soccorso alle 9.30, gli sono state fatte radiografie ed esami. Poi alle 12 il medico che lo ha visitato ha detto che era tutto apposto e mio marito poteva tornare alla casa di cura, che non c'era nulla di preoccupante. Ma quando sono andata in ambulanza con lui ho visto che c'era qualcosa che non andava, respirava a fatica, ansimava ed era sudato e ghiacciato allo stesso tempo». Qui si ferma e sospira.

«Della cartella clinica fatta in pronto soccorso quel giorno e nella casa di cura ne io ne mia figlia abbiamo mai visto una riga. Tornati alla struttura Asp di via Ripagrande Gian Franco è stato sistemato a letto, in camera, con molte coperte, ma lui continuava a non star bene, mi cercava con la mano e con gli occhi, a chiedere aiuto, aveva fame d’aria. Io ho chiesto spesso l’intervento del personale della struttura, ma sono stata rassicurata che quel che stava accadendo era dovuto al virus gastrointestinale che aveva colpito mio marito un paio di giorni prima».

Poi alle 15, «davanti ai miei occhi, così, mio marito è morto ed io non so perché. Il giorno prima stava bene, compatibilmente con l’evolversi della malattia che lo aveva colpito in forma precoce quattro anni prima; viene dimesso da un pronto soccorso dicendo che è tutto apposto e dopo tre ore è morto. Mia figlia ed io siamo subito andate in procura e da lì alla stazione carabinieri di viale Cavour a sporgere denuncia. Ora ci siamo rivolta al legale di un'infortunistica, tutto è bloccato e mio marito sarà sottoposto ad autopsia».

«Vogliamo sapere perché mio marito è morto, così, quando invece mia figlia ed io eravamo state rassicurate che non c’era nulla che non andasse. Nulla. Ma Gian Franco è morto. Qualcuno ci deve dire in perché».

Maria Rosa Bellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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