Preso e multato un altro pescatore di frodo. Due sono riusciti a scappare
Bracconaggio: Comuni e forze dell’ordine chiedono leggi più severe. In tre anni sequestrati 16 chilometri di reti
FERRARA - Continua la guerra ai predoni del pesce. Questa notte è stato scoperto e sanzionato dalla Polizia provinciale un pescatore di nazionalità romena che stava pescando illegalmente nel canale Collettore Acque Alte in comune di Tresigallo.Un intervento nel pieno buio della notte, che ha reso molto complicata l’individuazione delle reti.
Oltre alla sanzione per complessivi 1.100 euro sono stati recuperati 800 metri di reti tipo tramaglio, già calate in acqua, oltre a una barca in vetroresina di circa tre metri di lunghezza. Il pesce rimasto intrappolato nelle reti, poco perché erano state appena messe in acqua, è stato immediatamente liberato.
Il pescatore era assistito da un altro romeno, poco distante su un furgone utilizzato per il trasporto del materiale, che è stato sequestrato dagli agenti provinciali.
Sono riusciti invece a fuggire a un altro controllo notturno altri due pescatori di frodo. Dopo aver scoperto alcuni galleggianti sull’acqua, con l’aiuto di un faro gli agenti del Castello Estense hanno illuminato i due uomini a bordo di un gommone che indossavano un passamontagna per non farsi riconoscere.
Scoperti, entrambi si sono subito diretti sulla sponda opposta del canale, dove hanno abbandonato l’imbarcazione, con a bordo una batteria da dodici volt e dieci sacchi in cordura.
Impossibile per gli agenti raggiungerli, anche se l’operazione si è conclusa con il sequestro di 500 metri di reti abusive, oltre al gommone e al materiale rinvenuto.
“Si susseguono, purtroppo, i casi di pescatori di frodo – commenta il comandante della Polizia provinciale, Claudio Castagnoli – e per porre un freno a questo fenomeno attendiamo quei necessari provvedimenti che glia amministratori hanno già sollecitato alla Regione. Si tratta di un fenomeno esteso e che va combattuto a tappeto, basti pensare che in meno di tre anni ad oggi la polizia provinciale ha svolto interventi che hanno consentito di identificare numerosi bracconieri, molti dei quali pescatori dell'est Europa. Un altro dato impressionante - ha detto ancora Castagnoli - è quello che riguarda le reti abusive sequestrate: oltre 16 chilometri di reti!».
Andando più nello specifico, gli altri sequestri effettuati hanno riguardato 10 barche, 4 gommoni, 2 fuori-bordo e 1 motore elettrico. Sempre la Polizia provinciale ha contestato oltre 220 violazioni, comminando sanzioni (multe) per oltre 46mila euro. Dati che basterebbero da soli per spiegare la gravità di questo triste e grave fenomeno che colpisce direttamente canali e altri corsi d'acqua della provincia di Ferrara. Le specie ittiche più “rubate” sono carpe e siluri. Infine il 25 febbraio è convocato il comitato per l'ordine e la sicurezza chiesto da Cristina Coletti sindaco facenti funzioni: si svolgerà in Prefettura e si parlerà anche della pesca selvaggia.
Il bracconaggio sul Po non rappresenta solo un danno erariale, ma anche ambientale. Per contrastarlo servono leggi specifiche, che dichiarino l'ambiente ittico, sia fluviale che marittimo, patrimonio dello Stato. Non basta: servono anche strumenti appropriati, come la possibilità di sequestrare mezzi e natanti ai pescatori di frodo. È quanto emerso a "Carpitaly", mostra nazionale del carpfishing e della pesca al siluro, presso la Millenaria di Gonzaga.
La manifestazione ha ospitato un interessante convegno dal titolo Bracconaggio 2.0 dai problemi alle soluzioni. Sala congressi gremita: almeno 250 persone. Scopo dell'iniziativa, sensibilizzare le istituzioni su un problema che rischia di far scomparire la filiera della pesca sportiva, con i suoi 420 milioni di fatturato solo nel campo degli accessori, e di disperdere un patrimonio di un milione e mezzo di appassionati pescatori, con un ammanco per l'erario di miliardi in accise di carburante per auto, mezzi e natanti.
A introdurre i lavori il giornalista Roberto Ripamonti: «Il fenomeno del bracconaggio riguarda tutta l'Italia: negli anni si è perduto il 40% del patrimonio ittico. Solo nel bacino del Po, tra Mantova, Rovigo e Ferrara si sono perse migliaia di tonnellate di pesce. Nei nostri territori operano 8 ‘ squadre’ provenienti da Tulcea (Romania), nel Delta del Danubio: si tratta di lipoveni, gente che sa sparare e usare il coltello, vere e proprie organizzazioni para-militari. Meglio non avere a che fare con queste persone: molte sono state nella legione straniera.
Queste bande, cacciate dal Delta del Danubio, sono arrivate in Italia e hanno trovato tutto pronto: chi procura loro licenze da pesca, chi fornisce appartamenti e perfino chi addestra su che cosa dire a chi li controlla». Contrastare il bracconaggio con gli attuali strumenti non basta più: il 90% delle multe non vengono pagate. Ai controlli, i pescatori di frodo presentano documenti falsi o indirizzi inesistenti. «È grave anche il fatto che la consulta regionale abbia depenalizzato il reato della pesca con elettrostimolatori ridotto e pena pecuniaria», ha detto Ripamonti.
Tanti interventi, tra cui quelli di Alan Fabbri, capogruppo della Lega Nord in Regione che ha proposto «in presenza di fenomeni di bracconaggio, di procedere anche al sequestro amministrativo e all'eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti», quello di Andrea Marchi, sindaco di Ostellato. «La legge va cambiata, va individuata una fattispecie penale che punisca e sanzioni in modo importante chi opera bracconaggio nei canali. Questo lo deve fare il Parlamento e abbiamo chiesto ai deputati presenti di impegnarsi su questo. In Regione abbiamo fatto presentare una risoluzione per cambiare la legge regionale».
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