Dopo la mareggiata il Comune attende lo stato di calamità
COMACCHIO. Aprendo i lavori della seconda commissione consiliare allargata alle associazioni di categoria, agli operatori della pesca e agli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri,...
COMACCHIO. Aprendo i lavori della seconda commissione consiliare allargata alle associazioni di categoria, agli operatori della pesca e agli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri, ieri sera il sindaco Marco Fabbri ha posto l’accento sulla necessità di non distinguere i danni derivati dalla mareggiata del 5 e 6 febbraio tra spiagge private e spiagge demaniali. Difatti ai funzionari ministeriali intervenuti lunedì mattina a compiere sopralluoghi con Andrea Peretti, responsabile del servizio tecnico di bacino del Po di Volano e della Costa è stata evidenziata la situazione eccezionale di vento e stato del mare, alla quale dovrà rispondere il Governo con il riconoscimento dello stato di calamità naturale.
È stata lanciata ancora l’ipotesi di rivisitare il piano integrato che individua le linee strategiche di difesa della costa e di mettere mano ad una problematica che ha visto recentemente Goro e Comacchio dover provvedere con fondi propri, attraverso interventi di dragaggio di somma urgenza, per porre rimedio al problema dell’insabbiamento nel quale incorrono i pescherecci. Per quanto riguarda la diga di protezione con massi da realizzare all’imboccatura del porto, manca solo l’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza ed i tempi di esecuzione sono mediamente di 20 giorni. Il consigliere comunale Davide Michetti ha lamentato l’assenza di tecnici in aula, ai quali sottoporre domande specifiche, mentre Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca, ha ribadito che «è fondamentale proteggerci e far partire i lavori, perché in 25 anni non si sono mai visti pescatori a fare guardia notturna alle barche».
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