«Tutti colpevoli del crac, condannateli»
La requisitoria del procuratore generale: 124 anni di carcere per i 21 imputati rimasti, 12 a Donigaglia e Ricci, 8 ai revisori
BOLOGNA. Il tono è pacato, la voce bassa e senza microfoni in aula è difficile farsi sentire da chi è in fondo e dietro, da chi vorrebbe poter capire tutto, di un pezzo della loro vita, 15 anni di crac e sofferenze, i truffati del crac Coop, che in piedi e a sedere a turni, sopportano tutto. Troppo.
Tre ore di requisitoria. Parla per oltre 3 ore, Giancarlo Di Ruggiero, procuratore generale, pubblica accusa al processo del crac Coopcostruttori e alla fine si fa sentire con la successione della richiesta di pene, per i 21 imputati rimasti. Una raffica di condanne per 124 anni complessivi di carcere, per manager e sindaci della Coop, revisori dei bilanci e imputati minori. «Tutti responsabili in concorso della bancarotta», in tutte le sue forme: fraudolenta, distrattiva, dissipativa, preferenziale, documentale.
Spal, che affarone! Per 10 anni di crac, dal 1993 al 2003, anno del fallimento annunciato e procrastinato negli anni, rammenta il pg . Che usa ad effetto il caso Spal. «Non si è trattato di spese eccessive di un’azienda, che portano alla bancarotta semplice, qui vi è stata dissipazione, una bancarotta fraudolenta chiara». E’ la storia di una grande coop edile che si presta a finanziare una società di calcio per tanti motivi, all’infuori di quelli economici. Ricorda il pg che la Spal non poteva essere un affare, ma un buco nel buco: «La Spal fu ricapitalizzata negli anni per 38 milioni di euro e fu venduta a 729mila euro nel 2002», al 2 % di quanto investito: un affarone! Che la difesa di Donigaglia, Ricci, Verlicchi e Dal Pozzo sostiene però esser stato tale, una grande operazione pubblicitaria.
I quattro della Coop. Proprio per loro, i 4 massimi dirigenti, il pg ha presentato il conto più pesante: senza differenziare posizioni. Pena di 12 anni per Donigaglia Giovanni, Ricci Maccarini Renzo, Verlicchi Beppino e Dal Pozzo Giorgio (in primo grado condannati a pene tra 4.6 anni e 3 anni). Per aver portato al dissesto la coop. Ingannando tutti e tutto per oltre 10 anni.
Accuse parcellizzate. Ma allora perchè furono anche assolti, a Ferrara, dalle accuse più gravi? «Perchè i giudici hanno parcellizzato le accuse - spiega il pg -, ma i comportamenti degli imputati hanno avuto il filo comune di operare illecitamente continuando a gestire un’attività in perdita, scegliendo di non prendere provvedimenti ma continuare il dissesto, con artifici». Ecco allora i falsi in bilancio, confermati anche dai giudici di primo grado, che servivano a convincere tutti (creditori, banche e soci, i truffati di oggi) che tutto andasse bene.
Responsabili più di altri. E gli altri? I revisori (le società Ria, Uniaudit e Reconta) sono altrettanto responsabili, più degli altri: perchè spiega in modo incisivo il pg, «erano come assistenti dell’arbitro, avrebbero dovuto alzare la bandiera bianca e segnalare il fuori gioco». Ossia, che il crac era imminente, i bilanci falsi, le riserve tecniche carta straccia, le Apc e prestito sociale non si potevano incassare.
Revisori colpevoli. Per questo ha chiesto 8 anni per i tre revisori (tutti assolti in primo grado): Sergio Luigi Cerioli (Ria), Giovanni Bragaglia (Uniaudit) e Carlo Colletti (Reconta). Colpevoli di non controllo anche i sindaci, e condanna a 5 anni per Mauro Angelini (3.6 in primo grado), Sante Baldini (3) e Angelo Adamini, Viliam Brusi,Roberto Andreotti (assolti a Ferarra), mentre per Achille Calzolari non si deve procedere perchè morto.
Esterni e complici. Per finire 3 anni di pena, a gli imputati minori, esterni ma complici: Valentino Ortolani (3.2 anni di condanna in primo grado come presidente Cda fino al ’97), Pier Luigi Viola, Gianni Cervellati ed Elis Fazi (consiglieri di amninistrazione di Cir) e per i tre procuratori speciali Luca Mazzoni, Giampaolo Venturi e Antonio Negretto, Giorgio Coatti, e Claudio Assirelli del cda di Progresso (tutti assolti in primo grado).
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