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«La giustizia dia dignità ai truffati»

«La giustizia dia dignità ai truffati»

Crac Costruttori, ieri gli interventi delle parti civili, vittime del buco miliardario

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Sono l’accusa privata del processo, le parti civili che rappresentano i truffati dal crac Coopcostruttori. Ieri al processo in corso in Corte d’appello è stata la volta degli avvocati delle vittime del buco miliardario. Uno dopo l’altro gli avvocati hanno parlato ai giudici: Bruno Barbieri (che rappresenta oltre 500 ex soci raggirati del Carspac 2) si è anche commosso ricordando ai giudici della Corte la sofferenza, il dolore e la rabbia delle persone che conosce da tempo con cui ha vissuto gli ultimi anni del processo. Poi è toccato agli avvocati Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello soffermarsi sulla sentenza di primo grado che presenta troppe ombre e tanti «buchi» in diritto. «Stiamo facendo di tutto, con grande determinazione - spiegano i due legali - per far sì che la giustizia restituisca dignità alle vittime del crac della Coopcostruttori, affinchè possa trovare risposta la loro sacrosanta aspettativa di recuperare quanto investito, solo per effetto dell’inganno consumato a loro danno».

E per raggiungere questo diritto (anche di risarcimento dei soldi investiti), spiegano «abbiamo chiesto sia riconosciuto direttamente a loro, senza il tramite della amministrazione straordinaria».

Poi l’attacco alla sentenza di primo grado, con condanne e assoluzioni: «Abbiamo fortemente contestato le argomentazioni della sentenza del tribunale di Ferrara che, pur riconoscendo in modo netto la falsità dei bilanci a partire dal 1994, che ha consentito le fraudolente emissioni di APC e il reperimento di risorse finanziarie attraverso lo sconto di fatture irregolari, oltre che ulteriori enormi finanziamenti bancari, ha inopinatamente negato il collegamento di questi reati con il dissesto».

Da qui il ricordo fatto ai giudici di quel concetto «vivere nella crisi», diventato per anni il simbolo di Costruttori. «Questo si è rivelato il “manifesto dell’inganno” e l’annuncio della fine della cooperazione, oltre che una strategia annunciata tesa a falsificare i bilanci attraverso il ricorso fraudolento alle riserve tecniche, prima che se ne manifestassero i presupposti. E chi doveva controllare ed intervenire (sindaci e revisori in primis), scientemente non lo ha fatto».

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